Creato Lunedì, 13 Giugno 2011 09:25 Scritto da Antonino Neri

Finora gli astronomi hanno scoperto due tipi di buchi neri: quelli supermassicci al centro delle galassie ed i buchi neri di massa stellare, che si formano quando le stelle giganti muoiono. Ma ciò non significa che non possano formarsi buchi neri di qualsiasi dimensione. Molti astronomi pensano infatti che le variazioni della densità nell'universo primordiale avrebbero portato alla formazione naturale di buchi neri relativamente piccoli.
Il più piccolo di essi ormai avrebbe dovuto essere evaporato. Ma i buchi neri con la massa di un asteroide, ad esempio, in questo momento dovrebbero fluttuare nell'universo. Essi potrebbero anche costituire la misteriosa materia oscura che riempie l'universo. Il problema è: come trovarli?
Come riportato dal sito Technology Review, diversi teorici hanno suggerito che potremmo riconoscere i buchi neri primordiali da fenomeni come gli effetti ottici quando passano di fronte a stelle lontane o dai lampi di raggi gamma che creano quando spariscono. Nessuno di questi approcci ha però prodotto risultati definitivi.
Ora Michael Kesden della New York University e Shravan Hanasoge dell'Università di Princeton (New Jersey) affermano che l'effetto di un buco nero primordiale che colpisce il Sole dovrebbe essere facilmente osservabile, e che un evento del genere non sarebbe così catastrofico come potrebbe sembrare.
L’impressione è che un buco nero primordiale con la massa di un asteroide o di una cometa (circa 10^21 g) passerebbe direttamente attraverso il Sole, generando nel processo un piccolo soffio di raggi X . Una tale esplosione sarebbe anche inferiore al tasso di base di raggi X, quindi per gli astronomi sarebbe impossibile da vedere.
Kesden e Hanasoge affermano invece che la collisione provocherebbe turbolenze supersoniche che farebbero suonare il Sole come una campana. Oggi essi calcolano come apparirebbero queste oscillazioni, e la loro conclusione è che esse, con gli osservatori solari di oggi, dovrebbero apparire come una sorta di singhiozzo solare (e potremmo averle già viste).
Ciò dovrebbe generare un decollo. Gli scienziati solari ora staranno trasferendo i loro dati per vedere se non hanno identificato i segni rivelatori della collisione di un buco nero. Se ne trovano uno, dovremmo sentirne parlare presto. Tuttavia, i buchi neri primordiali sono rari, per cui le collisioni con il Sole saranno poche e distanti tra loro.
Secondo Kesden e Hanasoge, quindi, un approccio più promettente è quello di esaminare il modo in cui oscillano le altre stelle.
A tal proposito, l’astrosismologia è una neonata scienza che sta rapidamente maturando grazie alle osservazioni fatte da sonde come CoRot e Keplero, che possono vedere altre stelle oscillare. In ogni caso, impareremo molto di più sul modo in cui le stelle vibrano.
Antonino Neri