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Universo: i buchi neri rotanti

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Vengono immaginati comunemente come gigantesche gole nere acchiappa tutto, immobili con la loro forza di attrazione gravitazionale che ingoia qualunque cosa: sono i buchi neri, che però in alcuni casi ruotano vorticosamente, sempre al centro delle galassie, emettendo radiazioni di luce nonché dei getti in direzione opposti. Tali emissioni hanno permesso a Alejo Martinez-Sansigre, dell’Università di Portsmouth e Steve Rawlings, dell’Università di Oxford, di dedurre importanti informazioni sull’evoluzione dell’Universo.

I buchi neri sono in generale delle zone presenti nello spazio con altissima forza di attrazione gravitazionale, così potente da catturare anche la luce, da cui il fatto che essi siano completamente neri. In particolare questa tipologia è di massa enorme, da un milione a un miliardo di volte superiore a quella del Sole, ed è in grado però anche di riemettere la luce, cosa che ha consentito di analizzare molti aspetti della loro genesi.

Infatti un metodo comune in astronomia per studiare l’universo è analizzare le radiazioni emesse dai corpi celesti, sfruttando il fatto che le enormi distanze fanno arrivare a noi una luce emessa molto tempo prima, cosa che costituisce una fotografia dello spazio nel passato. Proprio su questo si è basato lo studio di Portsmouth e Rawlings, che ora ipotizzano un’evoluzione di queste strutture spaziali: la loro velocità di rotazione in alcuni casi è infatti decisamente aumentata, fenomeno attribuito ad una fusione di due buchi di massa simile, avvenuta in tempi astronomicamente recenti. Nei casi in cui invece la velocità di rotazione è ancora moderata l’evoluzione potrebbe essere avvenuta semplicemente per continuo inglobamento di materia.

Gli studiosi si augurano che queste ipotesi possano essere confermate quando l’osservatorio radio gigante australiano Square Kilometre Array (Ska) diventerà operativo, a partire dal 2019.

Roberta De Carolis



Tags: Università di Oxford  università di Portsmouth  buco nero  

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