Spazio: gli animali che lo hanno visitato

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Ancor prima di Yuri Gagarin, l’uomo che aprì alle future generazioni di astronauti le porte delle esplorazioni spaziali, furono gli animali i primi veri eroi dell’epopea spaziale. Scimmie, cani e gatti, moscerini furono i primi esseri viventi che, dalla Terra, partirono alla volta dell’orbita attorno al nostro pianeta.

Una galleria di immagini e di storie viene proposta dal sito Mother Nature Network per commemorare tutti gli animali che hanno dato avvio ad una nuova era di progressi in campo scientifico.

Scimmie. Negli anni ’40, gli Usa iniziarono a mandare in orbita alcuni primati, a bordo dei razzi V-2. Questi esperimenti seguirono quelli con oggetto la resistenza di comuni moscerini. Nel maggio 1959, fu la volta di Miss Baker. Tornò a casa sana e salva, segnando il record di permanenza nello spazio da parte di una scimmia. 300 persone parteciparono al suo funerale quando, nel 1984, Miss Baker morì.

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Nel 1961, la scimmietta Ham divenne il primo ominide nello spazio, a bordo del razzo Mercury Redstone. Fu grazie alla sua missione che la Nasa spianò letteralmente la strada al primo lancio di un astronauta americano, Alan Shepard. Durante la sua permanenza nello spazio, Ham lavorò ad una serie di controlli e di esercizi per i quali era stata addestrata. L’esperimento servì agli scienziati per capire quanto le normali funzioni fisiche fossero alterate in un ambiente per l’epoca ancora ignoto. Quando Ham tornò a terra, gli furono offerte un’arancia ed una mela come premio per il suo volo. Ham visse i suoi ultimi anni nello zoo di Washington fino al 1980. Dopo la sua morte, la scimmietta fu ancora di aiuto per il mondo scientifico visto che il suo scheletro fu attentamente analizzato in laboratorio dall’U.S. Air Force.

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Nel 1961, Enos fu il primo chimpanzee a volare in orbita attorno alla Terra. A bordo del suo Mercury Atlas, il 29 novembre ebbe inizio la missione che avrebbe preceduto quella di un anno dopo, questa volta con un vero astronauta a bordo, John Glenn. Alcuni problemi tecnici, però, obbligarono la Nasa a far atterrare Enos nell’Oceano Pacifico. Lo chimpanzee morì 11 mesi dopo, sebbene l’agenzia spaziale presto smentì che il decesso fosse legato alla permanenza nello spazio. Ancora oggi, sia la Nasa che l’agenzia spaziale russa, sono occupate nel verificare gli effetti delle radiazioni assorbite durante le permanenze di lungo termine nello spazio.

Cani. È forse il cane più famoso della storia degli esperimenti spaziali. Si chiama Laika e divenne il primo essere vivente ad orbitare attorno al nostro pianeta. Laika fu lanciata con lo Sputnik 2 nel novembre 1957. Morì durante la fase di rientro. Sfortunatamente, gli scienziati sovietici non pianificarono anche il suo ritorno. Così il povero cane morì quando la cabina si surriscaldò e di lei furono ritrovati solo pochi resti al suo interno. Seguirono molte polemiche. Oggi, a Star City, vicino Mosca, è possibile visitare il memoriale a lei dedicato.

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I primi animali a sopravvivere ad un volo orbitale furono i cani russi Belka e Strelka. Questi due cagnolini furono lanciati a bordo dello Sputnik 5 nel 1960 insieme ad un coniglio, due topi ed altre specie animali. Uno dei cuccioli di Strelka venne poi donato dal premier sovietico Nikita Khrushchev alla figlia di Kennedy. Si stima che tra il 1957 e il 1961 furono circa 13 i cani inviati nello spazio.

Topi. Sono stati davvero i primi a raggiungere lo spazio. Nel 1950, il razzo Albert portò con sé nello spazio un topo. Nel fase di rientro, il paracadute sfortunatamente non funzionò ed il topo fu stritolato dall’impatto. Fu qualche anno più tardi che grazie a Spacelab 3, un laboratorio spaziale, decine di topi furono inviati alla volta del cosmo insieme a conigli, ragni, pesci e tartarughe. Il laboratorio Spacelab era strutturato in modo da ospitare diverse varietà animali e tutte in apposite unità. Secondo la Nasa, l’esperimento doveva servire per studiare gli effetti dello stress che un organismo vivente patisce durante il decollo e l’atterraggio.

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Insetti. L’esperimento fu ideato da uno studente, tale Todd Nelson che addirittura vinse un premio assegnato dalla Nasa. Lo studio aveva come oggetto mosche, moscerini e api. Tutti questi insetti furono ospiti dello shuttle Columbia. Ironia della sorte, nel 2003, i soli sopravvissuti del disastro dello space shuttle furono dei vermi.

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La lista potrebbe continuare ancora a lungo. Lo spazio hanno avuto modo di visitarlo anche scorpioni, lumache e gamberi, farfalle e scarafaggi. Molti hanno fatto rientro. Altri sono serviti come cavie per una serie infinita di studi. Ma è proprio grazie ad essi, al loro contributo e purtroppo qualche volta anche al loro sacrificio che, oggi, le esplorazioni spaziali sono possibili e i loro effetti così ampiamente analizzati.

Federica Vitale

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