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Il segreto dell'origine della vita è nelle stelle mancate?

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Per secoli si è discusso se fosse la Terra al centro dell’universo, o meglio del sistema solare, o se invece il nostro fosse solo uno dei tanti pianeti che ruotavano intorno al sole. Dover constatare la seconda ipotesi si tradusse automaticamente nella perdita di centralità dell’uomo e di questo tipo di vita all’interno del cosmo. Oggi c’è chi dice che la vita potrebbe essere nata addirittura da corpi celesti in qualche modo espulsi dai loro sistemi solari: un altro duro colpo, se mai sarà confermato, alla visione antropocentrica dell’universo. Gli studi sono stati portati avanti da Viorel Badescu del Polytechnic University of Buchares (Romania) e pubblicati su Planetary and Space Science.

I pianeti espulsi sono dei corpi celesti che per motivi energetici si sono allontanati dai loro sistemi solari, diventando oggetti vaganti per l’immenso spazio che è l’universo. Accanto a loro ci sono anche le cosiddette ‘stelle sub-nane brune’, ovvero delle stelle mancate, troppo piccole e quindi con energia interna troppo bassa per generare la fusione nucleare che le avrebbe rese stelle vere e proprie. Non essendo stelle dunque, non possono fungere da fulcro per sistemi solari, e quindi costituiscono dei corpi vaganti, al pari dei pianeti espulsi, irradiando così lentamente la loro scarsa energia interna da renderne molto difficile l’individuazione.

Questi corpi, afferma Badescu nel suo lavoro, possono ospitare laghi di etano, un composto chimico liquido molto diverso dall’acqua, ma che secondo l’autore può essere la base di una forma di vita, anche se completamente diversa dalla nostra. Spiega lo scienziato: “La sintesi dei dati sperimentali rende possibile concepire reazioni chimiche alla base di una forma di vita che non coinvolge i composti del carbonio (di cui è fatta la vita sulla Terra, N.d.R.), e queste reazioni possono avvenire in solventi diversi dall’acqua”.

Una grande differenza tra l’acqua e l’etano si basa sulle proprietà elettriche delle due molecole, che influenza le rispettive capacità di sciogliere altri composti chimici. L’acqua è infatti una molecola polare, ovvero nella quale esiste una distribuzione di cariche asimmetrica, che attira di conseguenza composti carichi o polari a loro volta. Un soluto con queste caratteristiche si scioglie dunque nell’acqua perché le sue cariche sono attratte come calamite dal solvente. L’etano invece non ha questa proprietà e quindi tende a solubilizzare composti analogamente privi di polarità, obbedendo ad un principio della chimica che afferma: 'Il simile scioglie il simile'.

Tuttavia non per questo si può escludere che l’etano possa aver dato luogo ad una forma di vita, che necessariamente dovrà essere basata su reazioni chimiche che non coinvolgono ad esempio, composti carichi o polari. È chiaro dunque che l’eventuale forma di vita presente sarebbe completamente diversa dalla nostra, nella quale la riproduzione e l’evoluzione si basano su Dna ed Rna, macromolecole con molti gruppi polari e carichi sui quali si basano le reazioni che hanno portato alla nascita di questo tipo di esistenza. Ma non si può escludere che l’etano e le condizioni offerte da questi corpi celesti non abbiamo portato a sviluppare un sistema codificante che si basa su principi differenti.

Continua Badescu: “Il numero totale dei pianeti espulsi e delle stelle sub-nane brune potrebbe superare il numero delle stelle vere e proprie di due ordini di grandezza, e proprio per questo possiamo pensare che siano loro i siti dove la vita ha avuto più probabilità di sorgere”. Basandosi su questa osservazione e sui suoi studi di compatibilità, Badescu sostiene la necessità di investire subito sulla ricerca e la caratterizzazione di questi corpi celesti.

Roberta De Carolis



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