Creato Lunedì, 14 Febbraio 2011 08:00 Scritto da Federica Vitale

Il mistero sull’origine dei buchi neri negli ultimi tempo si infittisce sempre di più. Tale fenomeno ha attratto il mondo scientifico di ogni epoca. In passato, si pensava che lo scontro tra titani dello spazio fosse l’effettiva causa di un’esplosione. Così per anni i fisici sostennero che le collisioni tra le galassie innescassero la tipica violenza dei buchi neri che si è soliti intravvedere nel nucleo di molte galassie attive. Tali collisioni incanalavano la materia nei buchi neri, i quali ne assorbivano tutta l’attività.
Studi odierni hanno apportato nuove chiavi di lettura a tale fenomeno. Pare infatti che la causa di queste fusioni tra galassie sia meno ovvia di quel che si ipotizzava in passato. Per esempio, la nostra Via Lattea, come molte altre, esibisce al suo interno una serie considerevole di buchi neri. Alcuni di questi sembrerebbero innocui e non attivi; mentre altri, i cosiddetti “nuclei galattici attivi” (AGN – active galactic nuclei), sarebbero in grado di far fuoriuscire una grossa quantità di radiazioni. Gli astronomi ritengono che questa energia venga liberata nel momento in cui la materia raggiunge il suo massimo grado di surriscaldamento e viene risucchiata dai buchi neri stessi.
Un team di astronomi sostiene che non c’è alcun legame tra le collisioni galattiche e le esplosioni dei buchi neri. Il risultato di tale studio giunge dall’osservazione sistematica e continuativa di circa 140 galassie attive e di 1200 inattive. Il team leader Mauricio Cisternas, astronomo al Max Planck for Astronomy di Heidelberg, ha spiegato come l’universo non si sia formato in 8 miliardi di anni ed in modo così violento come in precedenza si supponeva; sembra che, al contrario, ne siano occorsi 13,7 miliardi per evolversi nel modo in cui oggi lo conosciamo.
Questo gruppo di scienziati si è avvalso della mappatura dello spazio fornita da Hubble e da altri telescopi con differenti lunghezze d’onda. L’area in esame, 10 volte più ampia di quella ricoperta dalla luna, ospita una serie di galassie attive rilevate grazie alle osservazioni a raggi X del telescopio XMM Newton dell’Agenzia spaziale europea.
Mettendo a confronto 9 galassie attive con altrettante non attive, seppur della stessa età cosmica e al medesimo stadio evolutivo, i fisici tedeschi hanno potuto evidenziarne le rispettive fusioni. Quel che ne è emerso è una conformazione del tutto diversa. “Al posto di una forma ellittica e geometricamente distinta, le galassie collise appaiono distorte, quasi deformate”, spiega Knud Jahnke, studioso al Max Planck.
Ma non tutte le collisioni galattiche convergono nei buchi neri presenti nelle galassie. I gas, infatti, vengono allontanati dai nuclei tramite la potenza della fusione. In tal modo, a causare effettivamente la violenza riscontrata in tali galassie potrebbero essere le nubi molecolari, l’instabilità interna alle galassie stesse e i disturbi gravitazionali di altri sistemi stellari.
Federica Vitale