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Il ricordo del Challenger: 25 anni fa quegli astronauti morti in diretta tv. Il video choc della tragedia

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Venerdì 28 gennaio ricorre il 25esimo anniversario del disastro dello Space Shuttle Challenger,  avvenuto nel 1986. Solo 73 secondi di volo, e a causa di un guasto ad una guarnizione, la famigerata O-ring, 7 astronauti persero la vita. In diretta tv.

Oggi, un quarto di secolo dopo, ci si interroga ancora su quanto è accaduto. È stato accertato infatti che la rottura della guarnizione provocò una fuoriuscita di fiamme che portarono ad un cedimento strutturale del serbatoio esterno, che a sua volta conteneva idrogeno ed ossigeno liquidi.

I 7 astronauti che persero la vita durante la missione Challenger STS-51L erano il comandante Francis Scobee, il pilota Mike Smith, gli specialisti di missione Judy Resnik, Ellison Onizuka, Ron McNair e Greg Jarvis e l'insegnante Christa McAuliffe.

Il comandante Scobee aveva già volato come pilota nella missione STS-41C Challenger, lanciata due anni prima, il 6 aprile 1984. Era un veterano della guerra del Vietnam e aveva solo 46 anni. Il pilota Mike Smith era stato selezionato nel 1980 e sarebbe stato il suo primo volo spaziale. Per Judy Resnik, il primo volo come specialista di missione era stato durante la STS-41, ossia il primo volo della navetta spaziale Discovery. Resnik, che era stata selezionata nel 1978 è stata la seconda donna americana nello spazio. Aveva solo 36 anni.

L'altro specialista di missione, Ellison Onizuka, aveva già visitato lo spazio durante la missione STS-51C del Discovery, lanciato il 24 gennaio 1985. Aveva 40 anni. Ron McNair che aveva precedentemente volato come specialista di missione durante la STS-41B Challenger, è stato il secondo afro-americano a volare nello spazio. Aveva 35 anni.

Lo specialista del carico, Greg Jarvis, era al primo volo spaziale della missione. Aveva 41 anni. E infine Christa McAuliffe, scelta il 19 luglio 1985, come prima insegnante astronauta avrebbe dovuto tenere una lezione di scienze direttamente dallo spazio. Aveva 37 anni. 

Un'esplosione enorme, causata dal contatto tra l'idrogeno e l'ossigeno. Il video della catastrofe, dopo attente analisi, ha mostrato che ampi settori della navetta, dopo la fiammata, potevano ancora essere riconosciuti, tra cui il motore principale e la sezione di coda con i motori ancora in fiamme, una delle ali dell'orbiter, e la fusoliera.

Ma cosa provocò l'incidente? Dopo aver studiato il disastro, una commissione ha stabilito che il clima eccezionalmente freddo contribuì alla rottura della guarnizione O-ring. La Nasa è così giunta negli anni alla conclusione che la navetta non sarebbe stata in grado di volare a temperature così rigide. 

Com'è morto l'equipaggio? Secondo alcune ricostruzioni, alcuni sono morti sul colpo, mentre altri sono inizialmente sopravvissuti alla disintegrazione iniziale del veicolo ma non all'impatto con l'Oceano Atlantico. Alcuni frammenti di orbiter, tra cui il compartimento dell'equipaggio, vennero poi recuperati al largo della costa della Florida centrale.

Francesca Mancuso

 

 



Tags: nasa  spazio  Space Shuttle Challenger  

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