Creato Giovedì, 09 Dicembre 2010 09:09 Scritto da Federica Vitale

E se nel corso del tempo si fossero verificati, non uno, ma numerosi Big Bang? È questa la domanda che si è posto il fisico Sir Roger Penrose, svolgendo le sue ricerche al riguardo. Nei suoi studi, infatti, ha decisamente tralasciato l’ipotesi di un’unica esplosione universale, per avvicinarsi ad una nuova e del tutto originale teoria.
La scienza ci insegna che il Big Bang si è verificato 14 miliardi di anni fa circa. Tutta la materia era estremamente concentrata. Poi, all’improvviso, un’esplosione ha dato origine al ‘tutto’, inteso come cosmo, galassie, pianeti e stelle. L’originalità di Sir Penrose sta nell’aver disegnato quel che poteva in origine esistere e cosa possa essersi sviluppato solo in seguito.
Il fisico, insomma, sostiene che il Big Bang non sia stato l’inizio, quanto invece una serie di ciclici Big Bang, ognuno dei quali ha contribuito alla formazione di quello che oggi è il nostro universo.
Secondo Penrose, l’universo tornerebbe al suo stato primordiale nella fase finale della sua espansione, fino a diventare nuovamente ‘nulla’. I buchi neri, in virtù del fatto che assorbono qualsiasi cosa incontrano, trascorrono parte della loro esistenza a eliminare materiale dall’universo.
E quando l’universo giunge al culmine della sua estensione, anche i buchi neri svaniscono, lasciando la materia in uno stato di ordine. In tal modo, non potendo espandersi ulteriormente, l’universo implode. Solo in seguito sarà predisposto per ospitare il successivo Big Bang.
Molte le teorie che si incrociano e che si sfumano l’un l’altra. Ma quella di Penrose sembra arricchita da una serie di evidenze che ne confermano la validità. Il fisico ed il suo team si sono avvalsi del CMB, il Cosmic Microwave Background, una registrazione dello stato dell’universo risalente ad almeno 300 mila anni or sono.
Il CMB ha rilevato delle regioni nelle quali le radiazioni possiedono delle temperature più basse rispetto ad altre dove, al contrario, si segnalano variazioni anche molto elevate. Questa, dunque, è per Penrose la prova degli effetti gravitazionali dei buchi neri in questa primordiale epoca cosmica.
Tutto ancora da provare, ma certamente molto interessante per la scienza astronomica odierna. Una nuova teoria sull’origine si aggiunge a quelle già esistenti. Le critiche sono molte poiché l’analisi di Penrose sicuramente scardinerebbe la fisica moderna. Ma è bizzarro pensare che dal niente proveniamo e verso un altro nulla ci dirigiamo.
Federica Vitale