Tumori: la cannabis potra' curarli?

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Alcuni scienziati del California Pacific Medical Center di San Francisco hanno scoperto come un composto derivato della marijuana sia in grado di impedire la formazione di metastasi in molte delle forme più aggressive di cancro, abbattendo drasticamente il tasso di mortalità.

Ci sono voluti circa 20 anni di ricerca per capirlo ed ora siamo impazienti di cominciare la sperimentazione” racconta Pierre Desprez, membro del team autore della scoperta. La ricerca ha superato la fase di sperimentazione in laboratorio (purtroppo ancora sugli animali N.d.R.) ed è in attesa del via libera alla sperimentazione sull’uomo.

Desprez, Biologo Molecolare, negli ultimi 20 anni ha studiato il gene ID-1, quello che “attiva” la diffusione delle metastasi. In un altro ambito di ricerca, Sean McAllister ha studiato le proprietà del Cannabidiolo (o CBD, un metabolita della cannabis sativa, atossico, non psicotropo, già in uso per alleviare ansia e nausea). La “fusione” delle due ricerche ha portato a combinare il CBD con cellule contenenti alti livelli di ID-1 in una capsula di Petri (la capsula di Petri non è altro che quella scatolina di vetro o plastica di forma cilindrica che assomiglia tanto al contenitore dei famosi “formaggini”).

Continua Desprez: “Quello che è emerso dalla ricerca è che il CBD si comporta come un 'interruttore' nei confronti del gene ID-1, 'spegnendolo'. Le cellule smettono di diffondersi e tornano alla normalità” e aggiunge “se non avessimo lavorato insieme, singolarmente, non saremmo mai arrivati allo stesso risultato”.

I due ricercatori pubblicavano già un primo studio nel 2007. Da allora sono andati avanti positivamente gli studi sia in laboratorio che sugli animali ed ora affermano di aver già iniziato la sperimentazione sul cancro al seno “ma ora”, sostiene Desprez, “abbiamo scoperto l’efficacia del Cannabidiolo su molti tipi di tumori aggressivi, quali quelli al cervello ed alla prostata per esempio, ed è comunque efficace in tutti i tipi di tumore con elevati livelli di ID-1”.

L'augurio è che anche questa ricerca possa mettere la parola fine alla chemioterapia, e qualora si rivelasse valida, possa ritracciare l’immagine della cannabis come pianta “del diavolo” che da inizio secolo ne impedisce il reale sfruttamento a livello medico e industriale: basta ricordare che dalla pianta si possono ricavare farmaci (come in questo caso), Biocombustibili (il motore Diesel nasce alimentato ad olio di canapa prima dell’avvento dell’estrazione e raffinazione del petrolio), materiale tessile, esplosivi, materie plastiche e tanto altro ancora.

Che non sia stata resa illegale “scientificamente”? Magari per favorire l’utilizzo del petrolio e dei suoi derivati? Non abbiamo queste risposte, ma almeno possiamo porci qualche domanda.

Andrea Pallini

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