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Basta obesità: ci aiuta una lucertola

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Si chiama Mostro di Gila e, tra le varie sostanze che possiamo isolare dal suo organismo, c’è anche l’exendin-4, una molecola in grado di ridurre la sensazione della fame, e che quindi si configura a tutti gli effetti come farmaco anti obesità. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricerca della Sahlgrenska Academy dell’Università di Goteborg guidato da Karolina P. Skibicka. Il farmaco è stato chiamato Exenatide ed è in realtà una versione sintetica della molecola naturale.

Il Mostro di Gila è la lucertola più larga del Nord America e, anche se velenosa, non è un pericolo per l’uomo perché estremamente lenta. La sostanza che ha manifestato questo particolare effetto è estratta dalla sua saliva e mima la struttura del Glucagon like peptide 1 (Gpl-1), un ormone naturale che stimola la produzione di insulina e che infatti era già noto come possibile trattamento innovativo contro il diabete di tipo 2 (quello più frequente).

La novità, scoperta da Skibicka e i suoi, sta in pratica in un effetto collaterale: la riduzione della sensazione di appetito, che ha indotto i ricercatori a proporre il farmaco anche come trattamento contro l’obesità. Negli Usa, dove questo problema è diffuso e molto sentito dalle autorità sanitarie, sta già riscuotendo molto successo.

Questo è un effetto sconosciuto e abbastanza inaspettato- commenta infatti la ricercatrice- La nostra decisione di mangiare è legata allo stesso meccanismo che controlla i comportamenti di dipendenza. Abbiamo dimostrato che l’exendin-4 ha effetto sulle regioni del cervello deputate alla motivazione e alla ricompensa”.

Le implicazioni di questi risultati sono notevoli –afferma con decisione Suzanne Dickson, professore di fisiologia presso la stessa università- La maggior parte delle diete falliscono perché noi siamo ossessionati dal desiderio di mangiare, soprattutto con cibi allettanti come i dolci. Poiché l’exendin-4 sopprime la voglia di cibo, può aiutare gli obesi a controllare il loro peso”.

La molecola, tra l’altro, sembra inibire anche la sensazione della sete, e questo fa pensare a possibili impieghi come trattamento contro l’alcolismo.

La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Neuroscience.

Roberta De Carolis

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