Vista: restituita a due britannici grazie ad un chip

occhio bionico

Un chip torna a ridare parzialmente la vista. Anche in Gran Bretagna è stata impiantata una retina elettronica nel retro dell'occhio di due pazienti affetti da un patologia degenerativa, la retinite pigmentosa, che colpisce una persona ogni 3000-4000 in Europa.

L'operazione è stata effettuata presso l'Oxford University Hospitals dall'equipe chirurgica guidata da Robert MacLaren, professore di Oftalmologia dell'ateneo. MacLaren, assistito dal Tim Jackson, chirurgo oftalmico del King's College Hospital di Londra, è riuscito ad impiantare il chip al 54enne Chris James, la prima persona del Regno Unito ad avere una retina elettronica, e la settimana successiva al 60enne Robin Millar.

Entrambi i pazienti, poco dopo l'intervento sono stati in grado di rilevare la luce attraverso l'ausilio delle retine elettroniche e hanno cominciato a sperimentare la nuova “visione”. Visto il successo, presto saranno effettuate nuove operazioni su altri pazienti ritenuti idonei. Gli impianti retinici sono stati sviluppati dalle tedesca Retina Implant.

La retinite pigmentosa è una malattia progressiva che porta al deterioramento delle cellule della retina che rilevano la luce. Grazie a questi dispositivi, è possibile sostituire le cellule difettose della retina. Ai pazienti è stato dunque impiantato un piccolo microchip che contiene 1.500 rivelatori elettronici di luce. Il nervo ottico è in grado di captare i segnali elettronici dal microchip ed in tal modo i pazienti riescono a guadagnare lentamente parte della vista.

Il professor MacLaren spiega: “Ciò che rende questo dispositivo unico è che tutte le funzioni della retina sono integrate nel chip. Ha 1.500 diodi luminosi di rilevamento e piccoli elettrodi che stimolano i nervi sovrastanti per creare un'immagine pixelizzata”.

L'operazione è durata otto ore e l'impianto per l'alimentazione è stato inserito sotto la pelle dietro l'orecchio. Continua MacLaren:Siamo tutti soddisfatti di questi primi risultati. La visione è diversa dal normale e richiede un diverso tipo di lavoro da parte del cervello. Ci auguriamo, tuttavia, che i chip elettronici possano fornire l'indipendenza a molte persone non vedenti e affette da retinite pigmentosa”.

In precedenza, un intervento simile era stato realizzato in Germania.

Francesca Mancuso

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