La storia della donna che non può piangere

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Piangere nel suo caso equivale a morire. È la storia di Katie Dell, una donna del Galles del Nord, affetta da una rara forma di allergia all'acqua. Per questo, la 35enne non può nemmeno permettersi sfoghi eccessivi che possano concludersi in un sano pianto ristoratore. Ma non sono solo le lacrime a mettere a repentaglio la vita della donna. Anche il sudore può provocarle delle reazioni cutanee.

Per questo motivo, circa 8 anni fa, all'età di 27 anni è stata costretta a rinunciare al lavoro come insegnante di danza, perché il sudore le aveva lasciato delle dolorose tracce sulla pelle. Una condizione molto rara la sua, visto che l'allergia all'acqua colpisce solo 35 sfortunate persone in tutto il mondo.

Ma si tratta comunque di vite difficili. La condizione della Della sta infatti peggiorando col tempo al punto da farla temere per la propria vita. "A volte mi sento come un prigioniero in casa mia. Ci sono giorni dove vorrei strisciare a letto e piangere, ma, naturalmente non posso” ha raccontato al DailyMail. “Qualcuno ha detto che potrei morire, ma non voglio conoscere la mia aspettativa di vita. Fino a quando non verrà trovata una cura non mi resta che convivere con la mia malattia, vivendo alla giornata”.

La signora Dell avvertì i primi sintomi a 16 anni, dopo essere stata sottoposta ad un intervento per la rimozione delle tonsille. I medici sospettano che la penicillina possa aver alterato in qualche modo la produzione di istamina nel suo corpo. Il marito, Andy, è stato costretto a lasciare il lavoro come autista per occuparsi di lei a tempo pieno.

La gente non capiva la mia condizione e mi sorrideva divertita quando raccontavo di non poter fare la doccia”. Anche le semplici azioni quotidiane possono diventare letali: “Devo essere fuori dalla vasca in due minuti e Andy è costretto a lavare i miei capelli al posto mio”.

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Purtroppo, però, ancora oggi non esiste alcuna cura contro l'allergia all'acqua anche se la signora Dell sta sperimentando un farmaco per cercare di controllare la sua condizione: “Al momento sto prendendo un farmaco simile a quello somministrato ai pazienti che hanno subito un trapianto”. Così come tali medicine “invitano” il corpo non rigettare gli organi trapiantati, più o meno allo stesso modo comunicano al sistema immunitario della donna di non respingere l'acqua.

La sua sorte ancora non si conosce, ma la sua è una vita a metà.

Francesca Mancuso

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