Birra: come il vino fa bene al cuore

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Vino e birra, alleati del cuore. Che un bicchiere di vino al giorno riducesse il rischio di contrarre patologie cardiovascolari, è già noto. Ma pare che anche la birra possa vantare simili benefici nei confronti della salute del nostro cuore.

Lo ha rivelato uno studio condotto dalla Fondazione Giovanni Paolo II di Campobasso. Dopo aver esaminato 16 studi diversi, effettuati fino al mese di marzo di quest'anno, gli esperti hanno appurato che vi è una connessione tra il consumo moderato o basso di birre chiare e rosse e la salute del cuore.

Il consumo di mezzo litro di birra a bassa gradazione, ossia non oltre il 5%, non può che essere associata ad un beneficio per l'apparato cardiovascolare.

In particolare, il team di studiosi della Fondazione Giovanni Paolo II ha esaminato le cifre riguardanti oltre 200 mila persone, cercando di rintracciare eventuali punti di contatto tra il loro consumo di alcol ed eventuali patologie cardiache.

Due sono state le considerazioni effettuate dagli esperti. In primo luogo, quella sul vino, che, assunto in dosi moderate, non oltre i due bicchieri quotidiani per i maschietti e uno per le signore, riesce a ridurre il rischio di patologie cardiovascolari del 31% rispetto a chi invece è astemio.

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E poi la birra. Come abbiamo, berne meno di 0,5 litri al giorno e con un contenuto alcolico del 5%, consente di ridurre il rischio di contrarre malattie al cuore e alla circolazione.

Ma bisogna fare una considerazione importante, come ha fatto notare Augusto Di Castelnuovo, a capo dell’Unita Statistica della Fondazione. “I dati riportati dalla nostra meta-analisi non possono essere estrapolati per tutte le categorie. Nelle giovani donne ancora in età fertile, per esempio, l’alcol può aumentare il rischio di alcuni tipi di cancro che potrebbero ridurre il beneficio dato dalle bevande alcoliche alla salute”.

In questo caso, l'invito è sempre quello della moderazione. Lo conferma Simona Costanzo, coordinatrice delle ricerche, secondo cui “la protezione si ha solo quando il consumo è basso o moderato, mentre con un consumo crescente svanisce fino al punto che il rischio diventa più alto dei benefici”. Capito il messaggio?

La ricerca è stata pubblicata sul'European Journal of Epidemiology.

Francesca Mancuso

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