Creato Lunedì, 21 Novembre 2011 09:32 Scritto da Roberta De Carolis

Hanno prelevato cellule staminali da pazienti affetti da scompenso cardiaco, le hanno impianate nei pazienti stessi, ottenendo la riparazione del tessuto infartuato. Una tecnica mai sperimentata prima e perfettamente riuscita. La notizia arriva dagli Stati Uniti, ma porta firme italiane: il gruppo di ricerca infatti lavora presso l’Università di Louisville (Kentucky) e l’Harvard Medical School (Boston), ma è guidato dagli italiani Roberto Bolli e Pietro Anversa.
In generale le patologie cardio-vascolari sono la prima causa di morte nei paesi occidentali. Tra queste, l’insufficienza cardiaca è una delle più comuni e debilitanti, spesso letale, la cui causa più frequente è l’infarto, ovvero l’interruzione della fornitura di sangue ad una parte del cuore, che ne provoca la morte di alcune cellule. Per questo spesso i cuori che l’hanno subito riescono a pompare una quantità minore di sangue.
Lo studio è stato condotto su 23 volontari operati per inserire un bypass. Durante l’intervento è stato prelevato loro un campione di tessuto cardiaco dal quale i medici hanno ricavato circa due milioni di cellule per ogni paziente. Dopo 100 giorni dall’intervento (il tempo sufficiente per far crescere le cellule e ottenerne il numero adatto) queste sono state nuovamente iniettate nel corpo dei volontari, ottenendo risultati ben al di là delle aspettative degli sperimentatori, i quali prevedevano un miglioramento dello scompenso intorno al 4 per cento, che invece è risultato tre volte superiore (12 per cento).
Accanto alla ricostruzione del tessuto danneggiato, si è anche dimostrato un sensibile incremento nella capacità di pompare il sangue, ridotta a causa dell’infarto. Infatti, dopo 4 mesi dal trattamento tutti i pazienti miglioravano dell’8.5 per cento e del 12 altri 8 mesi dopo, con una riduzione complessiva della zona infartuata pari a 9.8 grammi (analisi effettuata tramite risonanza magnetica). Secondo gli autori i risultati ottenuti suggeriscono che questo approccio potrebbe ridurre l’entità dell’infarto in pazienti con scompenso cardiaco dovuto a questo grave evento patologico.
La ricerca, oltre a dare speranza a moltissimi pazienti con qualità della vita inficiata da un precedente infarto, dimostra inequivocabilmente la falsità del dogma secondo cui il tessuto infartuato non può più essere ricostruito. E pertanto apre potenzialmente la strada anche ad altre vie per l’ottenimento di analoghi e migliori risultati.
Lo studio, battezzato Scipio (Cellule Staminali Cardiache in Pazienti con Cardiomiopatia Ischemica), è stato pubblicato su Lancet, e tutti i risultati sono stati contemporaneamente presentati al meeting dell’American Hearth Association recentemente tenutosi a Orlando (Florida, Usa).
Roberta De Carolis