Creato Mercoledì, 29 Dicembre 2010 11:48 Scritto da Francesca Mancuso

Come funziona la nostra mente? Quali misteri racchiude il nostro cervello? È questo l'interrogativo che si sono posti alcuni studiosi di Harvard, che hanno realizzato un congegno in grado di analizzare nei minimi dettagli il cervello.
I ricercatori hanno iniziato osservando quello di un topo, ma in maniera molto speciale. Il dispositivo che utilizzano consente infatti di scansionare 'fetta dopo fetta' la materia grigia sotto la lente di un potente microscopio elettronico, elaborando poi le immagini catturate, per poi ricucirle di nuovo insieme. Il risultato sarebbe proprio una mappa della mente.
Ideato da un team di studiosi, guidati dal dottor Jeff Lichtman, il 'connectome' avrà un compito molto arduo ma grazie ad alcuni finanziamenti significativi potrà tentare l'impresa di mappare il nostro cervello, indagandone i più profondi misteri.
Nel mese di settembre, il National Institutes of Health ha fornito 40 milioni di dollari in sovvenzioni ai ricercatori di Harvard, alla Washington University di St. Louis, all'Università del Minnesota e alla University of California, per proseguire gli studi sulla mente. Il loro sforzo congiunto ha dato vita al cosiddetto Connectome Human Project.
Il cervello del topo, con i suoi 100 milioni di neuroni, sarà il primo step, anche se ad oggi è lontana la possibilità di effettuare una simile analisi su quello umano, dotato di oltre 100 miliardi di neuroni. Basta pensare che per contenere le immagini di un millimetro cubo del cervello di un topo sarà necessario circa un petabyte di memoria del computer.
Secondo i neuroscienziati, tuttavia, un 'connectome' potrebbe fornire una miriade di informazioni sulla funzione del cervello e rivelarsi particolarmente utile per l'esplorazione delle malattie mentali. Per la prima volta, ricercatori e medici potrebbero essere in grado di determinare il modo in cui i cervelli affetti da patologie sono stati 'cablati', confrontandoli con quelli di soggetti sani. Anche a livello chirurgico, tale strumento potrebbe fornire un valido aiuto durante interventi di estrema precisione.
Francesca Mancuso