Sperma di salmone? Serve per estrarre le terre rare dai rifiuti

Salmone terre-rare

Sperma di salmone come estraente di terre rare da rifiuti: ecco l’originale e importante applicazione del liquido seminale di questi pesci, dimostrata da un gruppo di ricerca dell’Università di Hiroshima (Giappone). Un solvente sicuramente biocompatibile, dunque, per la separazione di fondamentali materie prime per l’elettronica e l’energia.

Le terre rare costituiscono un gruppo di 17 elementi della tavola periodica così chiamati non tanto perché rari di per sé, ma perché difficili da estrarre dai minerali nei quali sono contenuti. Le loro proprietà ottiche ed elettroniche li rendono attualmente indispensabili materie prime per la costruzione di magneti permanenti (che trovano applicazioni energetiche come le turbine eoliche), fibre ottiche, catalizzatori, laser nonché dispositivi per l’illuminazione.

Un enorme problema ambientale è legato alla loro produzione: in basse concentrazioni nei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee) sono difficilmente recuperabili e spesso smaltite in discarica insieme ai prodotti in essi contenute, come nel caso delle lampade a fluorescenza, dalle quali, attualmente, si ricicla solo il vetro.

Ma c’è di più: “Il riciclo delle terre rare utilizzate nei materiali avanzati come i magneti al neodimio è importante per l’uso efficiente delle risorse in quanto l’approvvigionamento di alcune di loro è limitato” scrivono gli autori. L’Europa, infatti, non ha sufficienti risorse naturali che le contengono, il che porta alla totale dipendenza da paesi extraeuropei (soprattutto la Cina).

Trovare strategie di recupero da fonti secondarie come i rifiuti è quindi di primaria importanza economica e strategica. La ricerca condotta in Giappone è dunque all’avanguardia, anche perché le attuali metodiche implicano l’utilizzo di estraenti organici non sempre eco-friendly.

Il meccanismo ipotizzato implica che il Dna dello sperma di salmone, che contiene per sua natura il fosfato, potrebbe interagire con le terre rare, estraendole anche da matrici complesse. Il liquido biologico, inoltre, è abbondante, economico e relativamente semplice da raccogliere, il che rende gli esperti ottimisti su una possibile implementazione su scala industriale.

I ricercatori, in particolare, hanno versato del seme secco in un recipiente contenente già una soluzione di terre rare, scoprendo che queste venivano effettivamente assorbite all’interno del liquido. Un metodo sicuramente non inquinante che potrebbe risolvere un difficile e importante problema ambientale ed economico.

Per quanto riguarda l’applicabilità industriale, questa sarà possibile con la collaborazione dell’industria ittica: lo sperma di salmone è infatti spesso un sottoprodotto della pesca, che quasi sempre, attualmente, è considerato un rifiuto.

Il lavoro è stato pubblicato su PLOS One.

Roberta De Carolis

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