Prevedere i terremoti e' possibile? Alessandro Martelli e' scettico riguardo alle teorie probabilistiche

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Prevedere i terremoti: una scommessa non ancora vinta, ma sulla quale puntano molti scienziati. E mentre si studiano le teorie, vengono lanciati diversi allarmi, tra cui il famigerato terremoto nel sud del nostro paese, che potrebbe verificarsi, stando ad alcuni studi, tra circa un anno.

Recentemente Marco Mucciarelli, direttore del Centro Ricerche Sismologiche dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (Ogs), ha dichiarato che questa eventualità è tutt'altro che remota. E ha argomentato la sua teoria con un ragionamento del tutto probabilistico, un metodo che però altri scienziati hanno criticato fortemente.

Esiste una verità? Per dirimere il più possibile questa diatriba, abbiamo raggiunto al telefono Alessandro Martelli, presidente del Glis (Isolamento ed altre Strategie di Progettazione Antisismica) e dell'International Seismic Safety Organization (Isso) e già direttore del Centro Ricerche Enea di Bologna.

NM. Ing. Martelli, cosa pensa dell'analisi di Marco Mucciarelli?

AM. Le analisi statistiche hanno i limiti che hanno, perché prescindono da qualsiasi valutazione di carattere fisico (Martelli qui si riferisce ai metodi deterministici, più volte richiamati anche da Giuliano Panza, N.d.R.). […] Sui tempi di ritorno non c'è una statistica sufficiente ad ottenere una valutazione affidabile. L'analisi statistica si fa, vengono tirati fuori dei periodi medi, ma i metodi probabilistici, da soli, non hanno una significatività sufficiente, se non sono accompagnati da una valutazione di carattere deterministico.

NM. Questo per mancanza di dati?

AM. Sì. Per poter dare dei risultati attendibili, la statistica ha bisogno di dati sufficienti. Soprattutto sui tempi di ritorno, i dati sono estremamente aleatori.

NM. Ci può spiegare meglio quest'ultimo concetto?

AM. Il tempo di ritorno è il tempo che intercorre tra un terremoto di una certa entità e il precedente. Ma su questi dati i numeri sono del tutto aleatori, ed è assolutamente impossibile avere una statistica affidabile. Io non sono un sismologo, però i terremoti sono eventi talmente rari che fare una statistica su di loro significa fare una statistica su pochissimi punti, quindi non fattibile. Inoltre, ma questo Mucciarelli lo dice, non si può avere la certezza di poter disporre di notizie precise sui terremoti molto antichi (l'analisi di Mucciarelli parte dal 1100, N.d.R.). I dati sui terremoti storici derivano da una grossa analisi che è stata compiuta grazie all'impiego di molti laureandi o neolaureati in storia, perché lo studio si fa essenzialmente sulle cronache. E tutti i dati di intensità derivano da queste valutazioni, che si basano sui danni raccontati nei documenti storici. Ma così andare a stimare la magnitudo dei terremoti antichi ha un'incertezza incredibile, perché non è misurata come si fa oggi.

Martelli dunque appoggia la visione di Giuliano Panza sulla necessità di utilizzare i metodi deterministici per avere previsioni attendibili, per quando impossibili tutt'oggi con precisione. Tuttavia Marco Mucciarelli arriva, di fatto alle stesse conclusioni ottenute con tali metodiche, ovvero che in effetti un terremoto nel sud Italia è possibile con discreta probabilità entro un anno.

Qualcosa non torna. Tra l'altro analizzando precedenti dichiarazioni di Marco Mucciarelli, come quella che risale all'1 giugno 2012, si evince una posizione del tutto differente. "Cosa hanno in comune il calcioscommesse e la previsione dei terremoti? La capacità che hanno persone senza scrupoli di approfittare di individui in stato di necessità (psicologica o materiale), per trarne un vantaggio (psicologico o materiale) [...] – si legge infatti sul blog - Se qualcuno avesse trovato il modo di prevedere i terremoti sarebbe l'uomo più ricco del mondo".

Un anno fa, dunque, il fisico denunciava l'impossibilità di qualsiasi tipo di previsione. Perché poi, dopo appena 12 mesi, non solo si convince della concretezza di alcuni studi, ma arriva, di fatto ad analoghe conclusioni? Domande che, per ora, restano senza risposta.

Roberta De Carolis

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