Creato Venerdì, 07 Maggio 2010 11:40 Scritto da Francesca Mancuso

Lo scarico illegale di idrocarburi nella acque del mare è un pronblema quantomai attuale, anche alla luce del disastro avvenuto al largo delle coste del Messico, la marea nera. A tutela dell'ecosistema marino e delle coste, l'Agenzia Spaziale Italiana, in collaborazione con altri partner, ha dato il via a PRIMI, il Progetto pilota inquinamento marino da idrocarburi (PRIMI).
Si tratta di una delle sette iniziative dell'ASI per la gestione del rischio ambientale. Obiettivo primario è il monitoraggio dei cosiddetti "oil spill", le aree contaminate da idrocarburi nei mari che bagnano la nostra penisola.
Ed ecco i partner che la aiuteranno in questa missione: E-GEOS (consociata Telespazio/ASI), il Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Tor Vergata, l'Università del Piemonte Orientale che si occuperà della componente scientifica, l'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) ed ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile).
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Ma in cosa consiste tale progetto? Grazie ai tre satelliti italiani del sistema COSMO-SkyMed (progetto ASI), se dovesse verificarsi una perdita di idrocarburi (sia legale che accidentale) in mare, le immagini registrate saranno inviate direttamente ai computer del PRIMI.
Il Presidenre del CNR, Luciano Maiani, ha illustrato in che modo il PRIMI svolgerà il prorpio compito: "Un sistema composto da 4 moduli: osservazione, previsione, archivio e interfaccia utente. Le informazioni su eventuali oil spill vengono trasmesse al modulo previsioni, il quale, mediante modelli matematici di circolazione marina, produce una previsione a 72 ore sulle future posizioni degli oil spill osservati, nonché sulle loro caratteristiche".
Francesca Mancuso