Terremoti: avremo a breve Piano antisismico nazionale?

Terremoti convegno copertina

'La prevenzione come strategia contro il terremoto': questo il titolo di un convegno svoltosi a Roma ieri 15 Novembre, organizzato dai deputati Gianluca Benamati e Giovanni Lolli. Scopo dell'iniziativa la discussione di una proposta di legge sul futuro Piano antisismico nazionale, ma anche ottima occasione per alcuni scienziati intervenuti di ribadire la situazione italiana e i rischi che corre il nostro Paese.

Prevedere i terremoti, almeno con precisione, è impossibile, ma la prevenzione doverosa e realizzabile. Questa l'unanime visione degli esperti presenti al convegno, Luciano Maiani, Presidente della Commissione Grandi Rischi, Carlo Doglioni, Ordinario di Geodinamica presso l'Università La Sapienza di Roma e Bernardino Chiaia, Ordinario di Scienza delle Costruzioni del Politecnico di Torino e membro del consiglio di amministrazione dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

La questione è arrivata anche alla politica: il Parlamento, infatti, sta portando avanti un'indagine conoscitiva sulla sicurezza sismica in Italia, alla quale stanno partecipando studiosi del settore come Alessandro Martelli dell'Enea di Bologna, che noi di NextMe abbiamo intervistato, e che ha fortemente voluto quest'ultima iniziativa, dalla quale è emersa l'intenzione di alcuni nostri rappresentanti di approvare una legge che consenta l'elaborazione di un Piano antisismico nazionale.

"È ormai di comune sentire nella pubblica opinione, e non solo dato tecnico-scientifico, il fatto che viviamo in un paese a medio-alta pericolosità sismica, ovvero un paese nel quale è notevole la probabilità del verificarsi di un evento sismico di elevata magnitudo in un certo intervallo di tempo definito –spiegano i deputati firmatari della proposta di legge- […] In Italia la notevole vulnerabilità del nostro patrimonio edilizio, nonché del sistema infrastrutturale industriale e produttivo, ci pone in una condizione di elevato rischio sismico anche in comparazione con nazioni, quali il Giappone e gli Usa (California), in cui la pericolosità dei sismi è maggiore".

Terremoti convegno politici

Il rischio è dato infatti dalla combinazione di tre fattori, come ha ricordato Chiaia: pericolosità (intensità del terremoto), vulnerabilità (caratteristiche strutturali degli edifici) ed esposizione (fattore che tiene conto dei possibili danni ambientali ed economici ma anche e soprattutto dell'incalcolabile costo di vite umane che si rischiano se in quella zona avviene un sisma). Solo per il fattore vulnerabilità, dunque, il nostro rischio supera quello di paesi dove l'intensità dei terremoti è nettamente superiore.

Su cosa si possa fare sugli edifici (di nuova costruzione e preesistenti) abbiamo già discusso con l'ing. Martelli, ma un dato forse più preoccupante, emerso dal convegno, è stata la mancanza, almeno finora, di volontà politica a risolvere il problema. Maiani stesso ha denunciato: "Il processo di aggiornamento della pericolosità e delle norme sismiche delle costruzioni, che era stato avviato nel 2003, ha trovato la sua completa applicazione solo nel 2009, dopo il tragico terremoto de L'Aquila. Solo da pochi anni quindi il Paese è classificato come sismico secondo le norme moderne".

Il problema della classificazione non è solo concettuale o etico, perché ha pesanti ricadute legislative sulla costruzione dei nuovi edifici. Il capoluogo abruzzese, prima del disastro, era infatti elencato in zona 2, ovvero a media sismicità, cosa che ha comportato l'adozione di misure antisismiche nettamente insufficienti a fronteggiare le scosse poi verificatesi, come ha ricordato Massimo Cialente, sindaco della città.

Analoga situazione è emersa dal costruito in Emilia Romagna, che ha registrato un minor numero di vittime, ma un ingente danno economico vista la fitta presenza di aree industriali nella Regione (dove viene prodotto circa il 2 per cento del Prodotto Interno Lordo Nazionale). Foto impressionanti presentate da Maiani hanno evidenziato una totale assenza di misure preventive, in una regione dove, lo ricordiamo, era scattato un allarme sismico prima del verificarsi degli eventi più gravi.

Terremoti convegno Emilia

Denuncia ben più grave è arrivata ancora da Chiaia, il quale ha poi riportato fedelmente dati storici che dimostrano come alcune aree importanti industrialmente per il nostro Paese (come Rimini e dintorni), pur essendo in zone sismiche, fossero state cancellate nella storia dell'elenco di obbligatorietà di legge sismica, "perché la legge sismica costituisce un notevole intralcio allo sviluppo edilizio della zona". Questo nel 1941. Nel maggio 2011, invece, un anno prima del terremoto in Emilia, Modena si è fatta promotrice di una rivolta contro la legge antisismica, per analoghe motivazioni.

"La società deve decidere qual è il rischio accettabile" ha commentato Chiaia, che ha posto come priorità assoluta la messa in sicurezza degli impianti industriali (soprattutto chimici), seguita da quella dell'edilizia storica, e che ha sottolineato l'evidenza di motivazioni economiche contro la prevenzione. Motivazioni che, evidentemente, non tengono conto del danno che poi provoca il non averla attuata. Mille e 100 stabilimenti industriali sono a rischio sismico rilevante, ha continuato l'ingegnere, ma la legge del 14 Febbraio 1974 prevedeva il suo campo di applicazione limitatamente all'ingegneria civile (cosa poi fortunatamente corretta dall'eurocodice 8).

L'Italia ha dunque problematiche che derivano da una notevole leggerezza nell'attuazione delle norme preventive, e anche da una discreta mancanza di memoria storica. L'indagine conoscitiva dovrebbe avere il compito di fissare dei punti chiave per attuare un piano di sicurezza efficace. A febbraio è previsto a questo proposito un incontro per tirare le somme di tutta questa ricerca. Che comunque, di per sé, non basterà.

Roberta De Carolis

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