Prevedere i terremoti, Martelli: "La sentenza contro la Commissione Grandi Rischi non condanna la scienza"

Terremoto LAquila

I terremoti non si possono prevedere con precisione, ma non dovrebbero nemmeno essere esclusi con leggerezza: questa, in sintesi, la posizione degli scienziati dell'Isso (International Seismic Safety Organization) nei confronti della sentenza del Tribunale provvisorio de L'Aquila che ha giudicato colpevoli di omicidio colposo e disastro colposo tutti gli esponenti della Commissione Grandi Rischi in carica nel 2009, decisione con la quale gli esperti si dichiarano in pieno accordo.

Gli scienziati dell'organizzazione, presieduta da Alessandro Martelli dell'Enea, hanno scritto una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano corredandola di un documento tecnico sulla prevenzione dei disastri associati ai forti terremoti, per esprimere la loro preoccupazione di fronte alle "fuorvianti informazioni diffuse da alcune organizzazioni scientifiche, da alcune riviste e da alcuni quotidiani sulla sentenza di condanna in primo grado dei membri della Commissione Grandi Rischi italiana, che si riunirono a L’Aquila il 31 marzo 2009".

"La disinformazione su tale argomento ha deliberatamente indotto la comunità scientifica e l’opinione pubblica a ritenere erroneamente che le motivazioni del rinvio a giudizio dei componenti della Commissione consistano nell’aver essi "fallito nel prevedere il terremoto"; questa interpretazione erronea può influenzare la comunità scientifica e l’opinione pubblica contro una sentenza pronunciata nel nome del popolo italiano".

Con queste dure parole gli scienziati prendono una decisa posizione a favore della condanna in primo grado degli esponenti della Commissione Grandi Rischi, che rassicurò la popolazione aquilana affermando come un terremoto violento in quella regione fosse improbabile, salvo poi essere tragicamente smentiti alle 3.32 del 6 Aprile 2009, sette giorni dopo la loro riunione.

Una parte della comunità scientifica, tra cui l'Ingv, parte lesa per via della condanna del Presidente dell'Istituto Enzo Boschi, considera d'altronde la decisione preoccupante e ingiusta. "Siamo particolarmente colpiti dalla sentenza de L’Aquila, perché rischia di minare uno dei cardini della ricerca scientifica: quello della libertà d’indagine, di discussione aperta e trasparente e di condivisione dei risultati, fattori imprescindibili del progresso scientifico –si legge infatti in un comunicato stampa diffuso dell'Istituto-  Condannare la scienza significa lasciare il campo libero a predicatori che millantano di sapere prevedere i terremoti, rinunciando di fatto al contributo di autorevoli scienziati".

Ma l'accusa non è contro la scienza, secondo Martelli e l'Isso, perché non è fondata sul non aver saputo prevedere un terremoto, cosa attualmente impossibile con una tale precisione, ma di aver agito con leggerezza, ignorando gli allarmi di una parte degli scienziati che non escludevano affatto la possibilità di una violenta scossa nella regione poi colpita.

"L’accusa è che, nonostante fosse noto che la pericolosità ed il rischio sismico all'Aquila erano alti, la Cgr giunse alla conclusione che un terremoto forte era “improbabile”, trascurando quanto era a sua conoscenza ed anche in netta contraddizione e con tradimento scientifico delle stesse conoscenze" spiegano gli esperti.

Le stime infatti esistevano, già dal 2000, e si basavano sulla metodologia Neo Deterministic Seismic Hazard Assessment (Ndsha), pubblicata su Advances in Geophysics ed elaborata dal team di Trieste e dal Sand group dell'Itcp diretto da Giuliano Panza. Pur non potendo dare alcuna certezza, la metodica fornisce, secondo gli studiosi, una valida indicazione sui rischi, che non può e non deve essere ignorata.

"Se, in occasione del terremoto dell’Aquila, si fosse fatto uso delle stime di pericolosità basate sul Ndsha (esistenti dal 2000) –hanno concluso infatti gli esperti- considerando la magnitudo dell'Mce (massimo terremoto credibile, che deve eguagliare o superare il massimo evento storico, N.d.R.)  per la sorgente dell’evento (alla luce delle conoscenze sulla geologia regionale, sulla sismicità storica e sull’analisi morfostrutturale), ciò avrebbe potuto contribuire in modo considerevole alla riduzione degli effetti del disastro".

Prevedere i terremoti con precisione resta dunque una chimera, ma la prevenzione basata su ragionevoli studi di rischio è doverosa, e assolutamente possibile. Come ha detto anche a noi di NextMe lo stesso Martelli, il 70-80 per cento dei nostri edifici non è in grado di reggere a sismi di intensità simile a quello che ha colpito L'Aquila, ma esistono diversi metodi di prevenzione, che possono essere messi in pratica "costruendo il nuovo come va costruito, ed intervenendo sull’esistente con i limiti che ci possono essere", ed eventualmente demolendo strutture antiche prive di valore storico-artistico.

D'altronde le centinaia di morti e gli ingenti danni nel capoluogo abruzzese si sono registrati per un terremoto di magnitudo 6.3, considerata da tutti gli esperti un'intensità "moderata". Che il livello di prevenzione sia invece basso sembra dunque evidente, al di là di ogni eventuale speculazione o strumentalizzazione.

A quanti altri processi per omicidio colposo e disastro colposo dovremo dunque assistere?

Roberta De Carolis

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