Creato Venerdì, 09 Aprile 2010 09:08 Scritto da Federica Vitale

Anche la Terra ha un suo modo per dirci le cose. Anche la Terra, ogni tanto, esplode. Solo che a volte lo può fare in modo veramente violento. La si può considerare la nemesi della Terra? Chiamiamola come vogliamo, quel che resta è che certi fenomeni, l'uomo, non può affatto controllarli.
Siamo in Nuova Zelanda, sull'altopiano del Taupo. Un altopiano decisamente poco monotono e per niente piatto. Infatti, al centro e nel cuore del Tongariro National Park si trovano tre vette imponenti – Tongariro, Ruapehu e Ngauruhoe – a cui va aggiunto il lago più vasto di tutta la Nuova Zelanda, il Taupo appunto, un grande cratere pieno d’acqua formatosi in seguito a un’eruzione, avvenuta più di 26.500 anni fa, che sconvolse l’isola. La zona, tuttora attiva dal punto di vista delle attività vulcaniche, ha visto l’ultima eruzione del Mount Ruapehu nel 2007 e fa parte della cosiddetta Taupo Volcanic Zone, una linea di movimenti geotermici di superficie che si estende fino alla White Island passando da Rotorua.
La notte del 25 settembre 2007, due scalatori sono stati letteralmente buttati giù dal letto da un sinistro rumore, simile a qualcosa che si stava muovendo sotto di loro. Alcuni secondi dopo, la porta del rifugio, nella quale si erano fermati per trascorrere la notte, è stata spalancata da un getto violento di aria.
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"Ogni cosa sembrò essere sopraffatta come da un enorme sparo", ha raccontato il geologo Geoff Kilgour della GNS Science Wairakei Research Centre di Taupo. Kilgour ha studiato le inusuali eruzioni attraverso i dettagliati racconti degli scalatori. Insieme ai suoi colleghi ha pubblicato una ricerca sulle possibile cause di queste inaspettate eruzioni sul numero di marzo del Journal of Volcanology & Geothermal Research.
Il rifugio degli scalatori si trovava a soli 500 metri dal lago che ricopre il cratere dal quale sono eruttati grosse quantità di gas e cenere, creando una sorta di mini tsunami accompagnato da una pioggia di rocce. Kilgour spiega che i due scalatori, essendo travolti dall'acqua, sono stati costretti a nuotare nelle acque acide. Solo 10 secondi hanno avuto a disposizione per pensare a come salvarsi. E il terreno franato, drenando l'acqua, li ha salvati. Tutto è successo in poco meno di un minuto. L'intera aerea circostante è stata distrutta e uno degli scalatori ha perso una gamba. Ma entrambi sono sopravissuti.
Kilgour spiega che l'eruzione può definirsi inconsueta per il fatto che ha saltato una fase, ossia quella in cui la terra inizia a tremare prima di eruttare gas bollente e cenere. Fatto del tutto imprevedibile.
Ma non è stata solo quella del Mount Ruapehu un'eruzione straordinaria. Qualcosa di simile è avvenuto il 17 marzo del 2006 a Raoul Island, isola che fa parte delle Kermadec. Un'improvvisa eruzione di gas e polveri sono eruttate dal cratere del Green Lake, uccidendo il ranger Mark Kearney del New Zealand Department of Conservation.
Entrambe le eruzioni hanno in comune la caratteristica di essere brevi, violente e di avvenire senza alcun tipo di preavviso.
I geologi neozelandesi ipotizzano che entrambe le eruzioni siano il risultato dello stesso meccanismo. Il getto di gas, pressurizzato all'interno del cratere, fino ad allora ricoperto al punto di essere quasi sigillato, viene letteralmente disintegrato.
Inoltre, non c'è motivo di credere che questo sia un fenomeno circoscritto a questi due vulcani neozelandesi. E' quanto afferma il geologo Bruce Christenson della GNS Science National Isotope Center di Lower Hutt, in Nuova Zelanda.
"Se si presentano le condizioni chimiche, questo genere di episodi possono verificarsi in quasi tutti i tipi di vulcani", è quanto afferma Christenson.
Nel caso di Raoul Island, i minerali che sigillavano il cratere provenivano dall'acqua di mare che si infiltrava attraverso il sistema idrotermale del vulcano. Nel caso di Ruapehu, fu l'elemento sulfureo trasportato dalle acque acide a far esplodere il cratere.
"Il vero problema è che è quasi impossibile prevedere queste eruzioni", afferma Kilgour.
E ora, con le esperienze di Raoul Island e di Mount Ruapehu, molte domande sono alla ricerca di una risposta.
Federica Vitale