I fiori cambiano colore in base alla vista delle api

fiori api

I colori dei fiori vengono ottimizzati in base alla vista delle api. Lo ha scoperto il ricercatore Adrian Dyer, in servizio presso il dipartimento di fisiologia della Monash University, convinto del fatto che l'Australia possa essere un ottimo luogo per studiare i processi evolutivi che hanno modificato le caratteristiche dei fiori. L’Australia, che costituisce la gran parte dell’ Oceania, vive infatti separata dagli altri quattro continenti da addirittura 34 milioni di anni.

L’osservazione di partenza riguarda il colore dei petali dei fiori. Per quale ragione, si chiede il ricercatore, pur in condizioni ambientali completamente diverse, che conducono in genere a un diverso percorso evolutivo, i petali di molte specie di fiori hanno lo stesso colore in Australia e in Europa?

Una così marcata presenza di tratti comuni fa pensare all’esistenza di un comune fattore condizionante legato all’evoluzione, che non risulta tuttavia affatto facile da individuare. Dopo un’attenta analisi, il gruppo di ricerca guidato da Dyer ha formulato un’ipotesi: il colore dei petali dei fiori è tale da incrementare la probabilità di attirare le api, attraendone l’attenzione. Proprio le api infatti svolgono per i fiori la fondamentale funzione di impollinatrici.

Tale spiegazione giustifica il fatto che i colori dei petali siano gli stessi anche a latitudini molto diverse. Le api sono dotate di una visione tricromatica in grado di percepire blu, verde e raggi ultravioletti: studiando il sistema visivo di api provenienti da tutto il mondo, le differenze sono minime. Il fatto che la spinta evolutiva determinante per l’evoluzione di alcuni tratti caratteristici dei fiori sia originata dall’importanza di attirare l’attenzione delle api spiegherebbe quindi la scarsa variabilità anche di tali caratteri, come ad esempio il colore dei petali.

Molto convincente anche la teoria secondo cui l’evoluzione abbia privilegiato quei fiori in grado di rendersi maggiormente visibili alle api. Il compito di impollinare i fiori, in mancanza del contributo degli insetti, sarebbe infatti necessariamente affidato all’azione casuale del vento, con uno svantaggio notevole, che potrebbe senz’altro essersi tradotto nella scomparsa di quelle varietà di fiori meno adatte alla sopravvivenza.

I fatti hanno dato ragione a Dyer, dato che la sua ricerca consente una comparazione molto interessante con i dati già diffusamente rilevati altrove, come ad esempio in Europa, e dunque di formulare ipotesi solide e ben strutturate, tanto da essere già meritevoli della pubblicazione sulla prestigiosa rivista Proceedings of the Royal Society B. Gli ottimi risultati fin qui raggiunti incoraggiano Dyer e il suo gruppo a proseguire con la ricerca, a caccia di ulteriori conferme, ma anche di qualche nuova teoria. Il loro lavoro continuerà a essere supportato anche dalla RMIT University, e dal Museo Svedese di Storia Naturale. 

Damiano Verda

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