Supervulcani: quello di Yellowstone è più attivo del previsto

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Tra i più grandi ecosistemi terrestri, 8.980 km², il Parco di Yellowstone è anche quello tra i più antichi in termini di fondazione, che risale al 1872, definito Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1978. Nel corso delle ere geologiche quella di Yellowstone è stata una tra le aree più “vive”, più attive, del sistema Terra; i 400 Geyser che vi si trovano sono una spettacolare conseguenza della intensa attività geotermica nel sottosuolo.

Sotto le conifere, sotto la terra calpestata da orsi, bisonti e un’infinità di altre specie animali e vegetali dorme, un sonno leggero distratto da sporadici bruschi risvegli, un supervulcano. Se c’è un evento che da sempre ha minacciato la vita sul pianeta - pur essendo il respiro della terra stessa, pur rappresentando l’attività vitale per sostenere la vita sul pianeta – è proprio la temuta esplosione dei supervulcani, più dell’impatto con un asteroide, ed ora gli scienziati credono che lo Yellowstone sia, e sia stato, più attivo di quanto si pensasse.

Nella ricostruzione fino ad oggi conosciuta della storia del supervulcano di Yellowstone si riportava una sola esplosione eruttiva avvenuta, secondo i ricercatori, 2 milioni di anni fa: vennero eruttate 500 miglia cubiche di cenere che oscurarono i cieli dalla California del sud fino al fiume Mississipi, coprendo così buona parte del territorio nord americano.

I ricercatori della Washington State University e dello Scottish Universities Environmental Research centre sostengono, invece, che il deposito di Huckleberry Ridge, formatosi 2 milioni di anni fa appunto, sia il risultato non di una sola ma di due eruzioni verificatesi a 6 mila anni di distanza.

Studiare la storia di un supervulcano, i suoi comportamenti nel tempo che è stato, è il miglior modo per capire come si comporterà in futuro” dice Ben Ellis co-author and post-doctoral researcher alla Washington State University’s School of the Environment, “L’eruzione di un supervulcano, sommata alla normale attività eruttiva dei vulcani meno grandi, potrebbe innescare il verificarsi di nuove ere glaciali. Uno di questi eventi è stato l’eruzione dell’Huckleberry Ridge proprio 2 milioni di anni fa e 2.000 volte più grande dell’esplosione del Monte St. Helens (che proiettò in atmosfera 1 km cubo di cenere) nello stato di Washington”.

Prima di constatare il succedersi di due grosse eruzioni anziché una sola di grande intensità, si pensava che quella dello Yellowstone fosse la quarta più grande di sempre. Stando alla nuova datazione delle precedenti eruzioni si è capito che l’emissione di cenere nel primo dei due eventi fu limitato, si fa per dire, a 2.200 km cubici, cioè il 12% in meno di quanto si credesse. 6000 anni dopo si verificò una seconda emissione di materiale di “soltanto” 290 km cubici.

La prima rimane una delle più grandi eruzioni di tutti i tempi. Lo studio, finanziato dal National Science Foundation e che verrà pubblicato sul numero di giugno della rivista The Quaternary Geochronology, ha utilizzato il metodo di datazione con isotopi dell’Argon, metodo di altissima precisione: il tasso di decadimento da Potassio 40 a Argon 40 viene preso a riferimento per datare i campioni di rocce con una accuratezza dello 0.2%. Darren Mark, co-author e post-doctoral research fellow al SUERC, ha recentemente affinato la tecnica apportando un ulteriore miglioramento del 1.2%, che sembra poca cosa in termini assoluti, ma non quando si ha a che fare con tempi “geologici” dell’ordine di miliardi di anni.

Andrea Pallini

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