Creato Martedì, 06 Dicembre 2011 09:12 Scritto da Annalisa Di Branco

Chi ha detto che le vespe sono tutte uguali? Ogni volto presenta una fisionomia a sé, inconfondibile e caratteristica: ed è proprio così che questi piccoli insetti si riconoscono fra loro. Secondo un recente studio dell'Università del Michigan, condotto da Michael Sheehan e Elizabeth Tibbetts e pubblicato su Science, alle vespe basta guardarsi in faccia per sapere con chi hanno a che fare.
I ricercatori hanno osservato attentamente il comportamento di una particolare specie, la Poliste fuscatus, individuando nell’organizzazione sociale di questi insetti la spiegazione più plausibile alla loro abilità in tema di riconoscimento facciale: servirebbe infatti per aiutarle a rispettare e rinforzare il sofisticato sistema gerarchico che vige fra membri dello stesso gruppo, riducendo i comportamenti aggressivi e facilitando la cooperazione.
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Per arrivare a questi risultati, Sheehan e Tibbets hanno addestrato alcune vespe all’interno di un labirinto costruito ad hoc, con una forma a ‘T’ e alcune immagini poste alle estremità: forme geometriche, volti di vespe modificate al computer, bruchi.
Sulla superficie del labirinto i ricercatori hanno inserito una carica elettrica, assente solo in un punto del circuito denominato ‘safety zone’. ’associazione delle immagini con la safety zone è stato dunque il fulcro dell’allenamento degli insetti, che hanno dimostrato di saper riconoscere quest’area sicura lasciandosi guidare dalle marcature facciali loro proposte di volta in volta: soprattutto, hanno dimostrato una maggiore velocità di apprendimento laddove a guidarle erano esemplari della loro specie.
La Poliste Fucatus, comunque, sembra essere la sola tipologia di vespe ad avere questa capacità; una dote che normalmente appartiene agli umani più che al mondo animale.
“Vespe e umani hanno sviluppato in maniera del tutto indipendente dei meccanismi altamente specializzati per memorizzare le facce”, ha spiegato Michael Sheehan. Il che avvalora l’ipotesi che la complessità dell’organizzazione sociale contribuisca fortemente all’acquisizione di abilità di questo genere.
Annalisa Di Branco