Uccelli: il loro cinguettio segue la grammatica

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Noi scriviamo libri e facciamo studiare ai nostri figli la grammatica della nostra lingua e delle lingue straniere. Stabiliamo regole che provengono dalla sistematizzazione di tradizioni orali. Gli uccelli non sanno scrivere, ma si tramandano lo stesso delle leggi di sintassi: lo ha scoperto un gruppo di ricerca combinato della Kyoto University e della Japan Science and Technology Agency (Giappone), guidato da Kentaro Abe, il quale ha dimostrato che il canto dei Fringuelli del Bengala (una specie di passeri dell’arcipelago giapponese) è costruito con delle sequenze precise, che gli animali riconoscono ed interpretano, come una vera e propria lingua.

L’esperimento è stato condotto facendo ascoltare a 90 uccellini 4 sequenze di canto di loro simili, una delle quali artificialmente disordinata, per verificare la reazione degli animali alla percezione dei suoni. I risultati –sorprendenti- hanno mostrato come il 90 per cento dei fringuelli reagisca vigorosamente solo alla sequenza disordinata, come se in effetti “protestasse” per qualcosa che non capisce.

Per confermare il dato, un altro gruppo di animali è stato tenuto in isolamento dalla nascita e non ha mostrato successivamente comportamento analogo, che viene ripreso solo dopo due settimane di reintegro tra i simili. Questo ha dimostrato come le regole non siano innate, ma vengano apprese nella comunità, esattamente come una lingua a tutti gli effetti.

Abe ha inoltre individuato la regione del cervello degli uccelli deputata all’elaborazione del linguaggio (l’analogo della nostra area di Broca), chiamata ‘anterior nidopallium’. L’ha infatti disattivata chimicamente in alcuni esemplari, e questi non erano successivamente più in grado di riconoscere le sequenze (non mostravano infatti reazioni selettive).

Il lavoro è stato pubblicato su Nature Neuroscience.

Roberta De Carolis

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