Creato Mercoledì, 15 Giugno 2011 09:09 Scritto da Federica Vitale

È stato battezzato Halicephalobus Mephisto perché ricorda il Mefistofele faustiano il nuovo nematode scoperto a oltre tre chilometri di profondità e che apre, rimettendo in discussione, la teoria che considerava impossibile l’ipotesi di sopravvivenza a grandi profondità.
Per il momento, questo piccolo 'verme diavolo', come è stato soprannominato, si è guadagnato il primato come creatura in grado di vivere nel mondo sotterraneo. Dunque, si aprono con forza gli studi che hanno come oggetto la biosfera sotterranea.
H. Mephisto è stato scoperto in tre differenti miniere del Sud Africa, nelle quali vive apparentemente nei bacini di acqua, nutrendosi di batteri di migliaia di anni. Esami di datazioni eseguiti su tali vermi rivelano che essi vivono a queste profondità dai 3 mila ai 12 mila anni. Il nuovo nematode è stato trovato a 3,6 chilometri di profondità, fatto del tutto inconsueto se si considera che quasi tutte le forme di vita multicellulare sono state rinvenute in superficie o a non più di una trentina di metri al di sotto della crosta terrestre. Finora, dunque, si è ritenuto erroneamente che a queste profondità potessero sopravvivere microbi e organismi che, sembra, siano diventati a loro volta il cibo di questo verme diavolo.
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Le dimensioni del nematode misurano 0.5 millimetri e, spiega il coautore della studio Tullis Onstott, un geomicrobiologo dell’Università di Princeton, “sembra una dimensione molto ridotta, ma per me è come se avessi trovato una balena nel lago Ontario. Queste creature sono milioni di volte più grandi dei batteri di cui si nutrono”.
Le condizioni di vita ad una profondità considerevole sono pressoché impossibili. Soprattutto per organismi così complessi. È caldo e manca completamente la luce solare. Non c’è ossigeno e, ovviamente, non c’è cibo. La sopravvivenza con tali presupposti è concepibile solo per organismi monocellulari; ma l’energia di cui hanno bisogno le creature pluricellulari non sarebbe riproducibile in simili ambienti.
Le cause che hanno introdotto H. Mephisto nelle miniere sudafricane sono ancora ignote. Si pensa sia stato portato dai minatori o che, semplicemente, sia fuoriuscito dalla roccia. Quel che è certo è che è occorso un intero anno affinché Gaetan Borgonie, nematologo dell’Università di Ghent, riuscisse a raccogliere campioni di acqua necessari per scoprire questi nematodi acquatici.
La scoperta di H. Mephisto è sfumata di notevole importanza se si considera la possibilità di provare a cercare forme di vita nell’universo. Un’ipotesi: Marte. Afferma ancora Onstott: “In genere la gente ritiene che sotto la superficie di un pianeta come Marte possano vivere solo batteri. Ma questa scoperta ci porta a riconsiderare tutto ciò”. La speranza dello studioso è che questo ritrovamento e la sua rilevanza a livello scientifico possa portare a considerare gli studiosi di altri settori l’ipotesi non del tutto remota di spingersi a cercare forme di vita persino in ambienti estremi, come quelli ancora ignoti che ci circondano nell’universo.
Federica Vitale