Evla: il radiotelescopio che ascolterà l'universo anche a grandi distanze

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C’era una volta il Very Large Array, un gigantesco radiotelescopio situato nel deserto del New Mexico (Usa). Per più di trent’anni ha servito astronomi e astrofisici con onore, consentendo loro di osservare l’Universo e di ascoltarne la voce, ma ora va in pensione, lasciando spazio al giovane Expanded Very Large Array (Evla). Stesso posto, stesso aspetto, ma con una sensibilità dieci volte superiore. L’apparecchiatura, costata quasi 100 milioni di dollari, entrerà in funzione a regime il prossimo anno.

Come il predecessore, il potente radio telescopio è dotato di 27 antenne, con 25 metri di diametro e peso pari a 230 tonnellate l’una. Ma il sistema è ora stato potenziato con componenti elettroniche, hardware e software, di ultima generazione, il tutto comandato da un computer centrale ultra veloce. Questo consentirà un deciso incremento delle prestazioni, che arriveranno a triplicare le onde radio captate. Se ci fosse qualcuno con un cellulare su Giove, Evla sarebbe in grado di recepirlo: fin qui si spinge la potenza della nuova sofisticatissima apparecchiatura.

Abbiamo analizzato una giovane stella massiccia a circa 5.500 anni luce di distanza, circondata da almeno due gusci di materiale, espulso dalla stella stessa -spiega Grazia Umana, dell’Inaf-Oa di Catania, che ha potuto sperimentare in anteprima il nuovo gioiello- Le immagini radio Evla hanno mostrato che lo strato più interno, formato essenzialmente da gas ionizzato, sta interagendo con gli strati circostanti, più freddi e contenenti grossi quantitativi di polvere, creando onde d’urto che giocano un ruolo molto importante nell’evoluzione della galassia”.

Altri gruppi di ricerca hanno potuto testare l’apparecchiatura, da chi ha ricostruito gli ultimi 800 anni di storia di una stella gigante (Mark Claussen del National Radio Astronomy Observatory negli Usa) a chi ha studiato una galassia nana, la Ic10, trovandovi una superbolla magnetica (Volker Heesen e collaboratori dell’Università di Hertfordshire, in Gran Bretagna).

Questi risultati sperimentali, presentati in occasione del congresso dell’American Astronomical Society di Boston (Usa), saranno riassunti in un numero speciale di Astrophysical Journal Letter.

Roberta De Carolis

Credits: Inaf.

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