Creato Lunedì, 21 Marzo 2011 09:16 Scritto da Federica Vitale

“Grazie per le parole confortanti che giungono da tutto il mondo”. Così scrive su Twitter l’astronauta giapponese Soichi Noguchi. E aggiunge: “I nostri pensieri e le nostre preghiere sono rivolti alle vittime del disastro”. Noguchi non dimentica di ringraziare anche i colleghi della Nasa che, ormai da anni, collaborano con la controparte nipponica.
E il terremoto, o almeno i suoi risvolti umani e dolorosi, tocca anche quanti hanno avuto modo di quantificarne i disastri dallo spazio. Sempre attraverso Twitter, Paolo Nespoli scrive:”I nostri pensieri sono con gli amici in Giappone”. E dalla Stazione Spaziale Internazionale sono numerose le immagini riprese dagli occhi attenti dei tre astronauti in missione.
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Visti da lassù, gli effetti del terremoto e del conseguente tsunami appaiono decisamente più definiti, la loro portata è ancora più precisa. La fisionomia del paese risulta deformata e violata. Laddove prima c’erano campi coltivati o paesi di campagna, ora campeggia desolazione e distruzione. Una distesa fangosa che lascia riconoscere solo i contorni devastati dell’aeroporto di Matsushima. L’intera baia di Ishinomaki è addensata da una coltre pesante di olio proveniente dalle numerose raffinerie presenti nella zona. Testimoniano alcuni esperti della Nasa che il 14 marzo, alcuni giorni dopo il sisma dunque, era ancora possibile intravvedere tra le nubi il fluire ininterrotto dell’acqua nella regione di Sendai.
Danneggiata anche la sede del Japan’s Tsukuba Space Center. Difficili sono state le comunicazioni tra il Jaxa e la stazione di controllo di Houston. Inoltre, in seguito al danneggiamento di alcuni impianti, altri edifici dello Space Center sono stati chiusi, mentre altri hanno riportato seri danni.
Il Jaxa ha dato un importante contributo alla costruzione dell'Iss. A circa 100 miliardi di dollari ammonta l’impegno finanziario sostenuto da 15 paesi, tra cui il Giappone, uno dei partner principali del progetto. Al Jaxa si deve, infatti, la costruzione del laboratorio più spazioso all’interno dell'Iss, il cui nome è Kibo, ‘speranza’ in giapponese. Sono anche molteplici i moduli nipponici e le sofisticate attrezzature come braccia meccaniche e depressurizzatori.
Dopo il terremoto dell’11 marzo, Naoko Yamazaki, una degli otto astronauti giapponesi addestrati per le missioni spaziali, ha tranquillizzato quanti erano in pena. Ancora una volta lo ha fatto attraverso internet, rimasto forse l’unico veicolo di comunicazione sicuro. Parole di conforto anche da Scott Kelly, uno dei tre astronauti della Expedition 26, tornato a terra lo scorso 16 marzo. “I nostri cuori sono molto vicini ai nostri partner giapponesi che, in questo momento, stanno soffrendo enormemente”.
Federica Vitale