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Le protesi aderiscono meglio con le cozze

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Le cozze nelle applicazioni biomediche e come legante negli impianti protesici. A pensarlo il professor Ka Yee Lee, dell'Università di Chicago, che in una ricerca condotta suoi 'filamenti sintetici' dei molluschi ha dimostrato che le fibre 'appiccicose' delle cozze, quella 'barbetta' che si elimina quando si puliscono prima di essere cucinate, a base di aminoacidi e rivestita da proteine, potrebbe essere un coadiuvante non di poco conto nel comparto medico.

Nel corso degli esperimenti, gli scienziati hanno sintetizzato in laboratorio i filamenti del mitilo, della grandezza di un capello, mediante dei polimeri miscelati a sali metallici a basso pH, (che rappresenta una scala di misura dell'acidità di una soluzione acquosa e assume valori compresi tra 0 (acido forte) e 14 (base forte); il valore intermedio di 7 corrisponde la condizione di neutralità, tipica dell'acqua pura a 25 °C, n.d.r.) ottenendo così una soluzione dal colore verde.

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A questa soluzione è stato poi aggiunto idrossido di sodio, per innalzare il pH, colorando così la miscela di rosso e trasformandola in un gel.

In questo processo si ottiene la modificazione degli ioni metallici che dona proprietà particolarissime al materiale gelatinoso, rendendolo insolubile e adesivo. Il Professor Lee sta cercando quindi di brevettare i suoi 'filamenti sintetici' utili per l’impiego subacqueo o come legante negli impianti protesici.

Andrea Pallini



Tags: università di chicago  cozze  biomedicina  

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