Così la scienza trasforma gli animali: dal cane fluorescente alla capra-ragno

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La scienza ci ha abituati a tutto. Al fine del progresso, e dello sviluppo. Test su test, esperimenti su esperimenti, ma di solito sotto i ferri ci vanno gli animali, le cavie sono loro: spesso con scarsa sensibilità scientifica e, ancora più spesso, con l'obiettivo di migliorare il vivere sociale. Con l'intento di sopperire a quegli inganni che ogni tanto la vita ci nasconde. Così, NextMe.it, ha voluto offrirvi un'escalation delle 12 manipolazioni scientifiche più curiose nei confronti degli animali.

1. Libellula Hyperoxic gigante

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In una conferenza del 2010 al Geological Society of America, l’Arizona State University ha presentato uno studio in cui ha rilevato come le libellule cresciute in ambiente con una maggiore densità d’ossigeno rispetto alla media siano di dimensioni più grandi. La scoperta indica solamente un 15% di crescita, ma resta comunque molto interessante.

Lo scopo dello studio era rilevare che un ambiente con una densità maggiore d’ossigeno (come era la Terra alla fine del Paleozoico) poteva avere un impatto diverso sulla crescita fisica degli animali. Dopotutto è vero che la maggior parte degli animali giganti, come ‘Il terrore degli uccelli’ e l’elefante dalle enomri dimensioni Ground Sloth, non sono più in mezzo a noi a spaventarci, e in merito alla ricerca dell'università statuinitense oggi è possibile ricondurre la scomparsa delle 'taglie giganti' proprio alla ridotta quantità di ossigeno nell’aria.

Tuttavia, la crescita non può dirsi uguale per ogni specie, dal momento che gli scarafaggi hanno presentanto una crescita più notevole.

2. Ruppy, cucciolo transgenico illuminato

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Di questi tempi gli animali transgenici luminosi da laboratorio sembrano essere una moda. Un veloce elenco di specie a cui è stato impiantato il Dna di medusa luminosa comprende maiali, topi, scimmie rhesus, arvicole, ratti talpanudo, e uistiti. Ma Ruppy, il cucciolo transgenico illuminato, un beagle clonato che si illumina di rosso alla luce UV ha ottenuto l'ampia attenzione degli esperti.

Gli scienziati stanno osservando gli animali transgenici per vedere come i geni si tramandino da padre in figlio. E i ricercatori sono convinti che questo metodo di lavoro, a conti fatti, aiuterà a capire come le malattie passino da una generazione all’altra.

3. La Capra-ragno

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La stranezza degli animali transgenici non si ferma ai beagle florescenti, ma si estende anche al curioso ‘capra ragno’. L’animale non è, per fortuna, un ragno grande quanto una capra con pinze dalle dimensioni enormi, ma è semplicemente una capra, per molti aspetti, tranne che per il latte. Una capra il cui Dna è stato modificato per includere quello del ragno, infatti, fornisce un latte che può essere purificato, essiccato, in seta e filato.

"Strano", direte. "Incredibilmente utile", rispondiamo. Perchè la seta di ragno, dopo tutto, è una sostanza affascinante, notoriamente forte e luminosa. Ma i ragni non sono facili da allevare e cosi come sono, di piccole dimensioni, non producono abbastanza seta perché questa possa avere la sua utilità in una produzione di larga scala. Le capre transgeniche, create da Randy Lewis presso l’Università del Wyoming, producono la metà di un grammo di seta per ogni litro di latte, ossia quanto producono un centinaio di ragni. Quindi non bisogna aver paura della capra ragno! Anzi, un giorno potrebbe essere la fautrice di un maglione o del cavo indistruttibile di un paracadute.

4. Il gatto con le protesi

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Per colpa di pericoli naturali o artificiali, gli animali spesso perdono gli arti. Il canguro Tozze, residente nel santuario del Canguro Internetional Society (Ohio), ha perso una zampa, ma grazie a Richard Nitsch e al veterinario David Anderson, ha ricevuto delle gambe artificiali innovative caratterizzate da una molla che imitano il naturale movimento delle gambe di un canguro.

Recentemente, un gatto inglese domestico di nome Oscar, invece, ha perso entrambe le gambe posteriori in un incidente, rischiando così la soluzione del poco dignitoso carrello. Oscar è stato però protagonista di un rivoluzionario passo chirurgico, grazie al quale sono stati innestate nell'animale delle protesi di zampe , chiamate ‘exoprosthesis’.

5. Il coccodrillo smarrito

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A volte la scienza non lavora in laboratori sterili, con bicchieri, pipette e blocchi per appunti e provette, ma in natura, con del nastro isolante e un coccodrillo molto arrabiato. Nel sud della Florida, hanno problemi non solo con gli alligatori più comuni ma anche con i coccodrilli. C’è una popolazione di circa 2.000 coccodrilli e non sembra opportuno sparargli quando strisciano fuori dei canali, cosicchè i biologi americani hanno scoperto un metodo non letale per assicurare che i coccodrilli stiano lontani dalle abitazioni.

Questi hanno un acuto senso dell’orientamento e anche se vengono catturati e portati lontano sanno ritornare indietro, ripercorrendo il percorso al contrario. Il loro senso dell’orientamento è il risultato di un sistema interno di navigazione magnetica e qui sta il trucco: l'uomo sa giocare coi magneti!

Incollando dei magneti sulla testa di un coccodrillo con un nastro isolante per poi spostare i feroci rettili fuori dalle aree residenziali, alcuni ricercatori hanno infatti verificato che queste calamite disturbano l’orientamento del coccodrillo, impedendogli di ritrovare il proprio senso dell'orientamento.

6. Rinoceronti satellitari

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Dei chip GPS sono stati utilizzati per controllare per anni degli animali, specialmente quelli marini. Ma impiantare un GPS in un animale con il volto che assomiglia ad un'antenna è certamente più facile. I rinoceronti del Mafikeng Game Reserve, in sud Africa, sono una categoria ad alto rischio di estinzione: 20 esemplari sono stati uccisi quest’anno dai bracconieri che ne commercializzano le corna nell'ambito della medicina tradizionale cinese.

I rangers del Mafikeng Game Reserve hanno pertanto iniziato a monitorare da vicino gli animali con l’obbiettivo di scoraggiare i bracconieri. Forano il corno del rinoceronte nella parte morta (il corno è fatto di cheratina e non ha nervi, quindi la perforazione non provoca dolore come i clipping per le unghie) e inseriscono al suo interno una piccola unità GPS molto sofisticata, che consente l’invio di diversi tipi di allarmi ogni qualvolta l'animale compie movimenti strani.

7. Vuoi un grande cane? Clonalo

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Uno studio lungo e costoso presso il dipartimento della difesa degli Usa ha reso noto che "il cane è il miglior rilevatore di bombe e di droga nel mondo". Ma i cani addestrati sono rari: solamente il 30% delle razze, infatti, sono richiesti per essere addestrati a superare i test e diventare cani antidroga. Allora perché non clonarli? Questo è ciò che ha fatto un gruppo di scienziati sudcoreani. Un labrador retrive canadese, stella dell’antidroga, è stato clonato in una cucciolata di sette cani, sei dei quali impiegati come cani anti droga in tutta la Sud Corea.

8. Latte di topo

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Una piccola formula sintetica, pur tuttavia assolutamente efficace. Un team di scienziati russi sta sperimentando un'unione di determinati geni umani nei topi con lo scopo di rendere i piccoli roditori capaci di produrre latte contenente lattoferrina, una proteina presente negli esseri umani che protegge i bambini da batteri e funghi. Ci si potrebbe chiedere quale sia lo scopo di creare topi da mungere, e se sia una questione ragionevole. Al momento, infatti, gli esperti sperano di ampliare la ricerca ad altri animali più idonei alla produzione di latte, come le capre e le mucche.

9. Bovini da macello che non sentono il dolore

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Tra i molti problemi con i bovini da macello, soprattutto all’interno del sistema dell’allevamento intensivo, c’è anche il dolore e la sofferenza che gli animali sono costretti a sopportare prima e durante la macellazione. Ci sono molte proposte per rendere il tutto più facile, ma la meno nota presenta una modifica genetica che dovrebbe eliminare, o perlomeno rendere più debole, la capacità di provare dolore da parte dei bovini.

Tuttavia, non è ancora chiaro se le agenzie di regolamentazione, come il FDA negli USA, abbiano già approvato la nuova linea sperimentale. Qualsiasi tipo di carne geneticamente modificata, clonata o meno, è comunque difficile da vendere, anche se gli esperti credono che per i bovini i consumatori farebbero un'eccezione.

10. Aquadvantage: il salmone gigante

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Il salmone aquadvantage è una miscela transgenica di tre pesci: è principalmente un salmone atlantico, ma è stato modificato per includere il gene di un salmone Chinook, a sua volta modificato con un gene di un pesce anguilla trovato al largo della costa del New England. È una specie di ‘turducken’ transengico. La combinazione di Chinook e dei geni permettono al salmone aquadvantage di produrre l’ormone della crescita durante tutto l’anno, cosi da ritrovarsi un pesce gigante in pochi mesi.

Quello nella foto è un salmone acquadvantage rispetto ad un salmone della stessa età. Gli esperti sostengono che "il pesce modificato è sicuro per l’ambiente e sostenibile: i pesci sono tutti sterili, quindi non ci si deve preoccupare del loro allevamento, che in genere è una delle preoccupazioni principali per l’acquacoltura di pesci geneticamente modificati", precisano ancora gli specialisti.

11. Scarafaggi cyborg telecomandati

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Qui si entra nella fantascienza: un coleottero cyborg controllabile da lontano è stato finanziato dalla DARPA e realizzato dai ricercatori di Berkeley dell’Università della California. Il progetto è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Neuroscience. Come funziona? Il chip di un computer viene collegato al cervello di uno scarafaggio gigante, scelto per la sua massa e capacità di volare con un carico pesante.

Grazie ai sensori del dispositivo ed un portatile si è così in grado di gestire l'insetto-robot facendolo volare in giro per la stanza. Ciò "potrebbe essere utile anche per scopi militari", si legge in una nota della Darpa.

12. Scimmie con arti robotici

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Ecco un progetto avanguardistico nell'universo robot: un arto robotico controllato dalle scimmie. Una serie di esperimenti condotti dal dottor Andrey Schwartz, dell’Università di Pittsburgh, hanno creato un arto robotico che può essere controllato dal pensiero di una scimmia con l'ausilio di un chip impiantato nella testa del mammifero.

La tecnica si basa su due dispositivi: uno nel cervello, per i comandi di controllo del motore, e l'altro nella mano per, un controllo maggiormente preciso e dettagliato. Il braccio robotico risponde anche alla spalla al gomito e all'articolazione del polso.

Tatiana Barone

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