Fusione fredda: l'E-cat funziona davvero? Intervista ad Andrea Rossi

Andrea Rossi

Fusione fredda. L'E-cat, che suscita ancora diverse perplessità negli esperti visti i misteri che ruotano attorno a questa tecnologia, potrebbe però veramente essere la chiave per la soluzione energetica del pianeta. Sarà così? Per chiarire altri punti oscuri abbiamo contattato Andrea Rossi sul suo blog, e l'inventore ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.

NM. Gent.mo dott. Rossi, i risultati dei test indipendenti attestano la validità scientifica dell’apparecchiatura Hot E-cat. Come da report pubblicato, la performance è stata verificata con successo. Come spiega tuttavia le discrepanze tra il Cop (coefficiente di prestazione) da lei dichiarato in passato (11.6) e i risultati ottenuti su E-cat HT (5.6) e E-cat HT 2 (2.9)?

AR. Il Cop dipende dalla temperatura e da molti altri fattori. Gli esaminatori hanno considerato tutto il margine di errore a nostro sfavore, per essere conservativi al massimo. Volevano essere certi al di là di ogni possibile e ragionevole dubbio. Per esempio: hanno voluto un tavolo di legno per mettere su tutti i dispositivi elettrici ed elettronici, hanno preteso di utilizzare i propri cavi per i loro dispositivi di misura, e di controllare che non ci fosse nessun altro cavo o qualsiasi tipo di contatto. Agendo in questo modo abbiamo perso molta efficienza, ma è stato un bene, poiché il campo di applicazione del test non era commerciale, era meramente scientifico: i professori volevano sapere al di là di ogni ragionevole dubbio se [E-cat] rilasciasse davvero un eccesso di energia o no.

NM. A proposito dei dispositivi analizzati, in cosa si differenziavano esattamente? Concorda con le spiegazioni fornite dai ricercatori riguardo la differenza riscontrata nei valori del Cop?

AR. Sì, sono sostanzialmente d'accordo. Le differenze sono descritte nella relazione.

NM. I test, basati essenzialmente sulla misura dell’energia in ingresso e di quella in uscita, non potevano dimostrare il meccanismo di reazione. Da cosa possiamo dedurre che si tratti in effetti di una reazione nucleare?

AR. Dal primo principio della termodinamica e dal diagramma di Ragone (con il quale si evidenzierebbe l'impossibilità che l'energia emessa da E-cat possa provenire da comuni reazioni chimiche, N.d.R.).

NM. Il dispositivo Hot E-cat è un sistema di co-generazione termico-elettrica, e in una Sua passata dichiarazione è emerso che la produzione di energia elettrica è stata affidata alla Siemens AG, incaricata di sviluppare un’opportuna turbina da accoppiare al reattore. Può confermaci questa collaborazione?

AR. Siamo sotto Nda (accordo di non divulgazione, N.d.R.)

NM. Ritiene che questo importante risultato potrà accelerare le procedure di certificazione per la sicurezza? Riesce ora a stimarne le tempistiche?

AR. No, non vedo alcun nesso. Anche se la certificazione per gli impianti industriali è stata concessa.

NM. La spedizione dei tre impianti E-cat da 1 MW negli Usa è ormai ufficiale. In una precedente dichiarazione si era però parlato di clienti, mentre ci risulta attualmente che si tratti dei partner industriali. Può dirci se questo invio è solo preliminare alla consegna effettiva e quando questa avverrà?

AR. Abbiamo consegnato [l'impianto] al nostro partner statunitense. Lui lo consegnerà ai suoi clienti.

NM. Come da Sue dichiarazioni, sappiamo che ai test di performance avvenuti prima della spedizione era presente un rappresentante del cliente Usa. Si tratta dunque della società che materialmente acquisterà gli impianti? Può comunicare ai nostri lettori il grado di soddisfazione da lui espresso in merito al collaudo?

AR. No: i test delle terze parti indipendenti, realizzati nel mese di marzo, non hanno nulla a che vedere con il collaudo eseguito dal partner degli Stati Uniti il 30 aprile e il 1 maggio. Questo test ci ha permesso di continuare a lavorare per lui. Ed è andato stato meglio del previsto: abbiamo ottenuto risultati migliori di quelli che erano garantiti

Roberta De Carolis

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