Produrre energia elettrica con la pipi': l'idea di quattro adolescenti nigeriane

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Non serve il petrolio per produrre energia elettrica, basta la pipì. L'ultima novità sul fronte dell'energia 'pulita' non nasce nei laboratori di Harvard, né al MIT ma è frutto del lavoro di quattro adolescenti africane.

Duro-Aina Adebola, Akindele Abiola, Faleke Oluwatoyin e Bello Eniola, tutte con un'età compresa tra i 14 e i 15 anni, hanno costruito un particolare generatore in grado di funzionare per ben sei ore utilizzando l'urina. E la loro idea non è passata inosservata, ma è stata premiata nel corso della quarta Maker Faire Africa, la fiera nigeriana dedicata a piccoli inventori, che si è svolta nella città di Lagos.

Un prodotto di scarto potrebbe così tornare a nuova vita, sostituendosi ad altre sostanze ben più inquinanti. Come funziona il sistema? L'urina viene inserita in una cella elettrolitica, che separa l'idrogeno. Quest'ultimo viene purificato mediante un filtro, e poi spinto nel cilindro del gas. Il cilindro a sua volta spinge quindi l'idrogeno in un altro cilindro pieno di borace liquido, che rimuove l'umidità dal gas. Il risultato, una sorta di idrogeno purificato e filtrato, è immesso infine nel generatore. Basta un litro di urina per far funzionare il sistema per sei ore di seguito.

Peccato però che il generatore debba ancora essere migliorato sotto diversi aspetti, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza. Le stesse sue inventrici hanno spiegato infatti che il sistema presenta ancora un significante rischio di esplosione.

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Anche dal punto di vista igienico, il generatore va sicuramente migliorato. L'uso dell'urina non è banale, ma potrebbe rendere il prototipo una vera arma batteriologica priva di controllo. Ma l'idea va di certo approfondita. Usare la semplice e umana pipì per produrre energia elettrica, sebbene possa sembrare poco elegante, è una strada da percorrere per abbandonare le fonti fossili. E non è nemmeno la più stramba. Pannolini per adulti usati, alcol, cadaveri e cioccolato sono già state considerate tra le alternative più insolite ai combustibili fossili.

Francesca Mancuso

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