Fusione fredda: l’E-cat ad alta temperatura non emette radiazioni. A certificarlo l’Università di Bologna

fusione fredda

Fusione fredda. I risultati dei test di validazione dell’Hot E-cat (il dispositivo di Andrea Rossi che lavora alle alte temperature e che dovrebbe essere utile alla produzione di energia elettrica), già diffusi in concomitanza con l’inizio del convegno di Zurigo, sono stati ora annunciati in un comunicato stampa della Prometeon s.r.l., l’azienda di Aldo Proia licenziataria di E-cat in Italia, dal quale si evince anche lo svolgimento di un terzo test, avvenuto il 9 Agosto, che confermerebbe i risultati ottenuti il 17 Luglio e il 7 Agosto (dichiarati comunque come parziali e provvisori): questi dimostrerebbero, tra le altre cose, l’assenza di emissioni gamma all’esterno durante il funzionamento del dispositivo. A certificarlo David Bianchini, fisico presso l’Università di Bologna, che a questo punto, palesemente, è tornata.

Vecchia storia quella delle radiazioni gamma. Andrea Rossi su questo punto ha rilasciato diverse dichiarazioni, a volte discordanti. Durante lo stesso convegno di Zurigo, a fronte di domande a riguardo ha affermato: “Quello che credevamo fosse il cuore del funzionamento dei nostri impianti, e cioè la trasmutazione del nichel in rame, in realtà è un effetto collaterale, che deriva dall’energia sviluppata dalla produzione di gamma a bassa energia”.

Le radiazioni gamma sono molto pericolose, quindi è necessario, per la messa in sicurezza del dispositivo, che, qualora prodotte, vengano schermate. E sappiamo che le certificazioni, almeno per l’E-cat domestico, non sono state ancora ottenute. Il dispositivo d’altronde non è ancora disponibile sul mercato, ed è stato il grande assente al convegno di Zurigo.

componenti hotecat

Dunque qual è la verità? Le radiazioni gamma vengono prodotte ma schermate o non ci sono affatto? E in questo secondo caso, quali sono le prove che sia una reazione nucleare? Rossi risponde nel suo stile, al quale siamo purtroppo abituati: “Quello che succede all’interno non può essere rivelato. È un campo minato.

Riguardo le prestazioni, sul comunicato si legge: “Precisiamo che in questi test lo scopo non era quello di misurare il Cop dell’Hot Cat, che dalla procedura seguita viene sottostimato essendoci varie ipotesi prudenziali. Nella versione dell’E-Cat in commercio, il Cop garantito dal produttore è 6, ampiamente superato in precedenti test sull’E-Cat termico a bassa temperatura. Il Cop potrebbe essere molto più alto (fino a 100-200 nelle prove al limite), ma verrà tenuto anche in futuro a tale valore per ragioni di sicurezza”.

La dichiarazione sembra scritta apposta per corroborare Rossi al quale, durante il convegno, è stato chiesto perché i risultati riportati durante il suo intervento risultassero ora decisamente inferiori a quelli annunciati in seguito alle prime prove, nei quali si trovavano Cop anche di 200. L’inventore aveva precisato a quel punto: “È molto diverso lavorare in un laboratorio con un piccolo prototipo da poche centinaia di Watt, destinato solo ad esperimenti, non ad essere utilizzato normalmente. […] Lì si possono fare cose estreme che con una macchina normale non si possono fare. Il Cop è stato abbassato a 6 […] per motivi di sicurezza”.

In ogni caso dovrebbe mancare veramente poco alla verità. “Il processo di validazione si completerà, verosimilmente, nel giro di circa 3 mesi –conclude infatti il comunicato- con la pubblicazione dei dati finali e completi ad opera di terze parti imparziali e professionali”.

Roberta De Carolis

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Image Credits: Leonardo Corporation

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