Biodiesel: al Mit si lavora sui batteri geneticamente modificati

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Fonti rinnovabili. Al Massachussets Institute of Technology (Usa) lo sanno: si usa troppo petrolio per i carburanti e il petrolio finirà. Per questo Kristala Jones Prather, ingegnere chimico e ricercatore presso lo stesso Istituto, annuncia di poter ottenere un biocarburante più efficiente di quelli attualmente disponibili, mediante l’ingegnerizzazione genetica di alcuni batteri, in modo che questi producano molecole adatte allo scopo, come il butanolo, che si è dimostrato utile a far funzionare automobili con motori a diesel.

La ricerca sul biodiesel non è di certo una novità. Molti gruppi di studio da anni cercano di trovare un modo di ottenere dalla natura l’energia necessaria a mandare avanti i motori. Dall’Escherichia Coli al grasso di pollo, molte sono le sorgenti naturali proposte come fonti di carburante. E l’utilizzo dell’ingegneria genetica aumenta sensibilmente le possibilità di ottenere un combustibile efficiente, perché in linea di principio consente una programmazione a priori di quello che si intende ottenere.

“Viviamo in un mondo dove dominano i carburanti liquidi per il trasporto –commenta Prather- Quindi, vista la situazione, dobbiamo trovare alternative in grado di lavorare nelle attuali infrastrutture”. Noto che il batterio Clostridium Acetobutylicum è in grado di fermentare il glucosio, ottenendo butanolo, ma con bassa resa, la ricercatrice statunitense ha pensato di modificare geneticamente questo microorganismo e altri come l’E. Coli, in modo da aumentarne l’efficienza.

La chiave è negli enzimi, proteine in grado di catalizzare, ovvero accelerare, importanti processi biologici. Lo sostiene con decisione Bruce Tidor, professore di Ingegneria Biologica con il quale Prather ha iniziato una collaborazione: “I microorganismi sono promettenti come fabbriche chimiche a causa della facilità con la quale questi enzimi possono essere introdotti dentro di loro da una grande varietà di sorgenti naturali”.

La ricerca è finanziata da Shell Global Solutions.

Roberta De Carolis

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