Creato Martedì, 29 Novembre 2011 16:28 Scritto da Roberta De Carolis

Nucleare sì o nucleare no di scorie radioattive è pieno il mondo, e tutto quello che si trova nei loro pressi è potenzialmente contaminato, a iniziare dall’acqua. Ma i ricercatori della Queensland University of Technology (Birsbane, Australia), guidati da Huai-Yong Zhu, sembrano aver trovato la soluzione: un sistema di nanofibre e nanotubi di titanato, a cui seguono nanocristalli di ossido di argento, funge infatti da assorbente per gli ioni radioattivi dispersi nell’acqua, purificandola dalla contaminazione.
Le scorie radioattive sono un grosso problema per il nostro pianeta, soprattutto quando avviene un disastro nucleare. L’incidente di Fukushima ha allertato l’opinione pubblica, di nuovo dopo Chernobyl, sull’opportunità di utilizzare questa fonte di energia, ma anche sull’assoluta necessità di trovare delle metodologie rapide e sicure per decontaminare i siti colpiti dalle radiazioni. L’acqua infatti, se avvelenata da ioni radioattivi, a sua volta può avvelenare il cibo di cui si nutre non solo la popolazione locale, ma anche quella dei paesi importatori delle materie prime.
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Il riso di Fukushima è stato infatti trovato contaminato da Cesio 137, radioattivo, e la cosa non stupisce, visto che ormai il livello di radiazioni nella zona colpita dal disastro ha superato quello di Chernobyl, la città che ha visto lo spaventoso incidente nel 1987. Inoltre Otsuka Norikazu, il presentatore giapponese che, per aiutare gli agricoltori di Fukushima, mangiò in diretta le verdure coltivate nella zona, è stato colpito da una grave forma di leucemia acuta. Per non parlare di Masao Yoshida, direttore della Tepco, che è stato recentemente ricoverato, ma non sono state rese note alcune informazioni sulla sua malattia. Non sappiamo se questo sia solo un caso, ma in effetti il problema nasce dalla scarsità di informazioni sugli effetti a lungo termine di questa colossale contaminazione.
Non sono tuttavia solo queste tragedie, fortunatamente sporadiche, a creare perplessità negli studiosi. Quasi ogni anno ci sono incidenti nucleari, di minore portata, che però inevitabilmente generano fuoriuscita di radiazioni contaminanti. Il problema della purificazione è quindi frequente e concreto, vista la grande diffusione nel mondo delle centrali.
“In Francia il 75 per cento dell’elettricità è prodotta dall’energia nucleare, e in Belgio, che ha una popolazione di 10 milioni di persone, ci sono 6 centrali nucleari –commenta a questo proposito Zhu- Anche se decidessimo che l’energia nucleare non è la via che vogliamo seguire, abbiamo ancora bisogno di ripulire quello che abbiamo prodotto finora e di immagazzinarlo in modo sicuro”.
La scelta del titanio come assorbente di ioni radioattivi è stata dettata, oltre che dalla notevole efficienza, anche dall’economicità, in quanto l’Australia è uno dei più grandi produttori di questo metallo su scala mondiale, quindi la reperibilità della materia prima sarebbe semplice e a basso costo. “Ora, conoscendo il modo per produrre gli assorbenti –continua il professore- abbiamo in mano la tecnologia per pulire il mondo”.
Non resta che attendere una sperimentazione su larga scala.
Roberta De Carolis