Teletrasporto e macchina del tempo: l'Università della California verso la svolta

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Lo rappresentava Gene Roddenberry in ‘Star Trek’, lo scriveva  Michael Crichton in ‘Timeline-Ai confini del tempo’: uomini spediti come fax nello spazio e nel tempo. Fantascienza? All’epoca sì, ma oggi tutto questo sembra assumere le sembianze della realtà. Ad annunciarlo i fisici dell’University of California di Santa Barbara (Usa), i quali hanno scoperto che un oggetto davanti a noi può esistere contemporaneamente in un universo parallelo, cosa che un giorno potrebbe rendere possibili il teletrasporto e la macchina del tempo.  

Era già  noto che a livello quantistico, ovvero nelle dimensioni delle particelle subatomiche, non valgono le leggi della fisica del mondo visibile, per cui, tra l’altro, mentre noi siamo abituati che gli oggetti del nostro mondo si presentano sotto un’unica forma, come tutti la percepiamo, quelli quantistici (ad esempio gli elettroni) possono manifestarsi diversamente in modo contemporaneo.

Perché poi quello che vediamo invece in un unico stato è dovuto, secondo l’interpretazione accettata in modo maggiormente condiviso, a quello che i fisici chiamano il ‘collasso quantistico’: quando osserviamo qualcosa, cioè, è come se scegliessimo uno stato nel quale far precipitare la realtà.  

Ma questa non è l’unica spiegazione che è stata data all’apparente contraddizione tra il mondo visibile e quello quantistico: un’altra infatti, pubblicata nel 1957 da Hugh Everett, è quella che è passata alla storia con il nome di ‘Teoria degli universi paralleli’, secondo la quale la realtà che vediamo è solo un universo possibile, in coesistenza con altri, che potrebbero trovarsi persino in condizioni temporali diverse dalla nostra.

Nessuno però aveva mai prodotto esperimenti sull’argomento e la teoria, anche per questo, è stata osteggiata fino a scomparire del tutto, talvolta, dai testi di meccanica quantistica. Da qui la grandezza della scoperta degli scienziati di Santa Barbara: la progettazione di una macchina, una sottilissima paletta metallica appena visibile ad occhio nudo, costretta a muoversi secondo le leggi della fisica quantistica

Per realizzare l’ingegnoso apparecchio, i fisici hanno raffreddato la paletta metallica fino a farle raggiungere l’energia minima permessa dalla quantomeccanica e poi le hanno somministrato di nuovo energia, ma utilizzando i pacchetti tipici delle dimensioni subatomiche, dove i sistemi non possono avere tutte le energie possibili, ma solo alcune dette appunto ‘quanti’ (è come dire che un’automobile non può andare ad ogni velocità possibile entro il massimo, ma solo, ad esempio, a 70, 80 e 90 Km/h).

In tal modo hanno generato uno strumento classico che però si comporta come uno quantistico, pertanto questo vibra poco e tanto contemporaneamente. Questo bizzarro comportamento dimostra l’esistenza di due universi, quello in cui la paletta vibra poco e quello in cui vibra tanto. “Quando si osserva qualcosa in uno stato, la teoria è che la realtà si è divisa in due universi”, afferma Andrew Cleland, che insieme a John Martinis ha portato avanti la ricerca. 

Questa che sembrerebbe una completa follia potrebbe realmente portare un giorno alla realizzazione del teletrasporto e della macchina del tempo. Senza pensare necessariamente a scenari come quelli di ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’, sarà forse possibile però viaggiare istantaneamente nello spazio e, chissà, forse anche nel tempo. La prestigiosa rivista scientifica Science, nel frattempo, ha riconosciuto questa prima macchina quantica come la ‘Svolta dell’anno 2010’

Roberta De Carolis

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