Fossili: le prime forme di vita forse di origine terrestre

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Un nuovo studio dimostra che i fossili, considerati finora come la discendenza delle creature dei mari nell'antichità, potrebbero effettivamente essere stati dei licheni terrestri. Tale ipotesi suggerisce l'idea che la vita sulla Terra abbia avuto inizio prima di quanto le stime attuali affermano e retrodaterebbe la comparsa delle prime forme di vita di 65 milioni di anni.

Tuttavia, altri paleontologi hanno categoricamente rifiutato l'ipotesi fatta da Gregory Retallack, un geologo dell'Università dell'Oregon. Il suo studio, in pratica, determina una drammatica reinterpretazione dei fossili e suggerisce che la vita sul pianeta abbia cominciato ad esistere 65 mila anni prima di quanto i ricercatori avevano stimato.

L'esatta natura dei fossili del periodo Ediacarano, risalenti a 542-635 milioni di anni fa, è stato un argomento controverso tra i paleontologi. Alcuni sostengono che i fossili rappresentino alcuni dei primi organismi complessi marini e che si siano evoluti oltre 10 milioni di anni prima del periodo Cambriano, durante il quale si è verificato un rapido emergere di grandi gruppi di animali complessi.

Retallack, al contrario, ritiene che i fossili siano in realtà licheni, tracce di muffe e le diverse strutture del suolo che si sono sviluppate nel corso del dipanarsi del tempo. Secondo lo scienziato, le rocce analizzate dal paleontologo Reginald Sprigg nel 1947 nel sud dell'Australia costituiscono il fondamento di questi nuovi dati geologici. Il colore rosso della roccia e le influenze atmosferiche indicano che i depositi si sono formati in ambienti terrestri e non in quelli marini. In questo modo, le piste attribuite ai vermi esistenti nel periodo Ediacarano potrebbero effettivamente essere costituite di licheni e muffe.

Alcuni paleontologi respingono tale teoria. Secondo quanto emerge, a loro parere, sarebbe semplicemente una sintesi dei punti di vista che Retallack ha raccolto nell'ultimo decennio delle sue ricerche. Sempre secondo questa contraria interpretazione, lo scienziato non ha presentato alcuna prova, il che sarebbe in contraddizione con l'interpretazione che gli strati sedimentari coinvolti siano effettivamente di origine marina.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature.

Federica Vitale

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