Evoluzione delle piante: ce ne parla un antico cotone egiziano

cotone egiziano

Il cotone ha avuto una rapida evoluzione: lo dimostra un lavoro condotto dai ricercatori della School of Life Sciences dell’Università di Warwick (Uk) guidati da Robin Allaby. Lo studio ha preso in esame resti del cotone G. herbaceum di circa 1600 anni fa, prelevati dal sito archeologico di Qasr Ibrim, (a 40 Km da Abul Simbel) e, utilizzando sofisticate tecniche di sequenziamento del DNA, ha rilevato sostanziali differenze tra la pianta antica e quella moderna.

Siamo abituati a pensare che l’evoluzione sia un processo molto lento –ha commentato Allaby- ma non appena analizziamo le informazioni del genoma ci rendiamo conto che durante la storia recente c’è stata un’enorme quantità di cambiamenti attivi”. Si parla comunque di 1600 anni di storia, ma, considerata la differenza riscontrata tra il progenitore e il discendente attuale, i biologi considerano questo un periodo realmente molto breve rispetto all’età della Terra, stimata intorno ai 5 miliardi di anni.

I nostri risultati sul cotone egiziano indicano che il potere evolutivo delle piante utilizzate dall’uomo è molto più grande di quello che abbiamo stimato finora” ha continuato il capo ricerca. È possibile dunque che questi studi condotti su altre specie vegetali portino a conclusioni analoghe.

D’altronde è la prima volta che la tecnica utilizzata da Allaby e collaboratori è applicata a piante antiche, e anche la prima volta che questo avviene su resti archeologici di paesi così caldi. Ma non sappiamo cosa potremmo scoprire se questo processo fosse ripetuto su altre specie. I risultati sul cotone sono comunque indicativi di una presunzione in generale errata.

Una così rapida evoluzione proprio su una pianta domestica indica come le condizioni imposte dall’uomo per avere dei vantaggi dalle coltivazioni stimoli le specie ad adattarsi in fretta. In un certo senso l’uomo opera una vera e propria selezione artificiale a suo vantaggio. Che si creino in laboratorio organismi geneticamente modificati o meno, dunque, i cambiamenti sul Dna avvengono lo stesso, in tempi molto più lunghi, ma brevissimi se confrontati con quelli evolutivi classici.

Lo studio è stato finanziato dal Natural Environment Research Council (Nerc) e pubblicato su Molecular Biology and Evolution.

Roberta De Carolis

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