Un antenato con un 'elettrizzante' sesto senso

Paddlefish

“Il mio sesto senso, il mio sesto senso!” esclamava Gilberto Govi (indimenticabile interprete del teatro genovese) in una delle sue interpretazioni più riuscite, nei panni del sedicente ingegner Gildo Peragallo, strappando più di un applauso e fragorose risate dalla sala.

Il “sesto senso” di Peragallo infatti è la capacità di mentire con faccia tosta e bello spirito d’inventiva: fatto sta che, per una volta, la bugia, per combinazione, si è fatta strumento per evitare un disastro, ovvero per rimediare all’errore di progettazione di una diga. «Il disastro della diga» confida infatti Peragallo all’amico di sempre, «se non s’inventava…sarebbe stato un disastro».

Battute di spirito a parte però, viene spontaneo affermare, i sensi sono cinque: vista, udito, tatto, olfatto e gusto. E cinque sono sempre stati. Invece, una recente ricerca proposta dal gruppo guidato da Willy Bemis, alla Cornell University, dimostra il contrario.

In un remoto passato un animale di nome Paddlefish, da cui discende il 96% dei vertebrati compreso l'uomo, era dotato di un sorprendente sesto senso, ovvero la sensibilità alla corrente elettrica.

Circa cinquecento milioni di anni fa, un nostro lontano antenato era dotato di circa 70 mila elettrorecettori: una scoperta senz’altro sorprendente e degna di nota, tanto da meritare la pubblicazione in una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo, come Nature Communications.

Damiano Verda

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