Viaggio nell’aldila': lo racconta un neurochirurgo uscito dal coma

Aldilà neurochirurgo

Un luogo pieno di nuvole, un canto melodioso e una bella donna dagli occhi blu: questo il Paradiso descritto da Eben Alexander che, dopo sette giorni di coma, si è svegliato raccontando di aver visto l’aldilà. Nel suo libro ‘Proof of Heaven’ (‘Prova del Paradiso’), Alexander, neurochirurgo statunitense, descrive la sua esperienza ultraterrena durata una settimana, dichiarando che ormai il suo scetticismo non aveva più ragione di esistere.

Lo scienziato, neurochirurgo accademico di Harvard, aveva trascorso la sua carriera a studiare i meccanismi del cervello, e per quindici anni aveva lavorato presso la prestigiosa Università, ma nel 2008 è stato colpito da un attacco quasi fatale di meningite batterica: ricoverato in un ospedale della Virginia, non ha avuto attività cerebrale quando stava in coma. Encefalogramma piatto, dunque, almeno sulla Terra.

Ironia del destino, prima di ammalarsi, il medico aveva dedicato buona parte dei suoi studi sul cervello a cercare di trovare la causa scientifica dei viaggi nell’aldilà che aveva sentito da altre persone cadute in coma. “Come un neurochirurgo, non credevo nel fenomeno delle esperienze pre-morte” ha riferito infatti Alexander, che ha aggiunto come in precedenza avesse fatto valere “buone spiegazioni scientifiche per i viaggi celesti fuori dal corpo descritti da coloro che erano sfuggiti alla morte". Si considerava un cristiano nominale, perché in effetti non aveva fede sufficiente per credere nell’aldilà.

Tutto cambiato, conversione completa. Fino a quando era il medico si descriveva addirittura sprezzante verso coloro che sostenevano di aver visto il Paradiso, ma dopo essere diventato il paziente, ha dichiarato: “Ho sperimentato qualcosa di così profondo che mi ha dato una ragione scientifica di credere alla vita dopo la morte”.

Suggestione o realtà? Una domanda a cui, da vivi, non si può rispondere.

Roberta De Carolis