La vita sulla Terra è stata portata dai meteoriti

litopanspermia

I microrganismi portati dai meteoriti che si sono schiantati sulla Terra portavano al loro interno frammenti di pianeti lontani. Per questo potrebbero aver generato la vita sul nostro pianeta. A confermarlo è una nuova ricerca condotta dagli scienziati della Princeton University con i colleghi della University of Arizona e del Centro de Astrobiología (CAB) in Spagna, resa nota in occasione del Congresso europeo di scienza planetaria a Madrid, la scorsa settimana.

Secondo gli esperti, se alcune condizioni sembrano suggerire che la vita si sia formata direttamente sulla Terra, è pur vero che durante l'infanzia del sistema solare, la Terra e i pianeti in orbita attorno ad altre stelle sarebbero stati abbastanza vicini tra loro per scambiare frammenti di materiale solido.

Non si tratta del primo studio che indaga tale possibilità. Nota come lithopanspermia, l'idea che le forme di vita di base siano giunte da altri pianeti e corpi celesti distribuiti in tutto l'universo non è poi così assurda. I frammenti planetari trasportati dai meteoriti e gettati via dai pianeti a seguito di eruzioni vulcaniche o collisioni con altri corpi potrebbero aver favorito tutto questo.

Dopo essere state trasportate dai meteoriti, tali sostanze potenzialmente sarebbero finite all'interno del campo gravitazionale di un pianeta, per poi essere scaraventate via verso altri mondi.

Per tentare di avvalorare la loro ipotesi, i ricercatori hanno utilizzato un processo a bassa velocità chiamato trasferimento debole. Attraverso tale sistema è stato dimostrato che i frammenti dei pianeti potrebbero essersi spinti lentamente ai confini della forza gravitazionale del corpo che li ospitava. Una volta allentata la presa, le rocce potrebbero essere sfuggire alla gravità per proiettarsi nello spazio, alla deriva, fino a quando non sono state attratte in un altro sistema planetario. E così via. In questo modo si sono arricchite di una gran quantità di sostanze.

Le precedenti ricerche su questo fenomeno suggerivano che la velocità con cui precipita la materia solida attraverso il cosmo rende improbabile tale possibilità. Ma il nuovo studio sembra aver trovato le prove della lithopanspermia, riducendo la velocità con cui i materiali solidi escono fuori dall'orbita di un oggetto di grandi dimensioni, 50 volte più lentamente rispetto alle stime precedenti, ovvero circa 100 metri al secondo.

Utilizzando come modello l'ammasso stellare in cui è nato il nostro sole, il team ha condotto delle simulazioni dimostrando che a queste velocità più basse il trasferimento di materiale solido dal sistema planetario di una stella ad un altro sarebbe più probabile di quanto si pensasse, come ha spiegato il primo autore della ricerca Edward Belbruno, del Department of Astrophysical Sciences di Princeton.

"Il nostro lavoro dice il contrario rispetto alla maggior parte dei lavori precedenti," ha detto Belbruno. "E dice che la lithopanspermia avrebbe potuto essere molto probabile, e potrebbe essere il primo studio a dimostrarlo. Se questo meccanismo fosse vero, avrebbe implicazioni per la vita nell'universo nel suo complesso. E questa può esistere ovunque."

In sostanza, siamo stati fortunati, ma potremmo non essere i soli.

La ricerca è stata pubblicata su Astrobiology.

Francesca Mancuso

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