Rapimenti alieni: è colpa della paralisi ipnagogica

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I rapimenti alieni? Sono spiegabili scientificamente. È quanto sostengono alcuni ricercatori della Penn State University e della University of Pennsylvania. Secondo gli esperti, le persone che raccontano la sensazione di un simile avvenimento, in realtà, subiscono una sorta di paralisi del sonno, o di paralisi ipnagogica.

Analizzando 35 studi precedenti sull'argomento, realizzati nel corso degli ultimi 50 anni, lo scienziato americano Brian A. Sharpless, insieme ai colleghi, ha ipotizzato che i racconti riguardanti questi presunti rapimenti realizzati da creature aliene, altro non sarebbero che un problema fisico. Il numero di racconti considerati non è di certo da sottovalutare, 36mila persone in tutto il mondo, è il campione considerato dagli esperti per trovare i casi di questa patologia.

Dalle indagini è emerso così cheil 28 per cento degli studenti aveva raccontato di aver vissuto esperienze di paralisi del sonno, mentre il 32 per cento dei pazienti psichiatrici aveva vissuto almeno una volta un simile episodio. Da qui l'ipotesi che i soggetti coinvolti in queste "esperienze" in realtà subiscono una sorta di blocco temporaneo del movimento dei muscoli volontari. Ciò significa che per pochi istanti gli occhi e la respirazione continuano a funzionare correttamente ma il resto dei muscoli subiscono una sorta di paralisi.

E non si tratta di un fenomeno così raro. Basti considerare che almeno una persona su cinque lo vive per una volta nella propria vita. Secondo Sharpless, tali ipotesi potrebbe spiegare anche fenomeni di massa come la caccia alle streghe di Salem. In quel caso, secondo lo studioso, vi sarebbero stati più casi di paralisi ipnagogica tra gli abitanti dei villaggi della zona.

Ma c'è anche chi non crede alla spiegazione scientifica sui rapimenti alieni, considerandola un tentativo delle autorità statunitensi di sviare l'attenzione sull'argomento, mostrando spiefazioni plausibili ma che nulla hanno a che vedere con gli extraterrestri provenienti da altri mondi.

Lo studio è stato pubblicato su Sleep Medicine Reviews.

Francesca Mancuso

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