Alcuni funghi si nutrono di radiazioni e contengono melanina

funghi radiazioni

Cosa c'entrano i funghi con la melanina? L'origine di tale legame è emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine (AEC): la capacità di utilizzare le radiazioni ionizzanti come fonte di “cibo”.

La ricerca, pubblicata sul Public Library of Science ONE e condotta da Arturo Casadevall, dell’AEC, trae spunto dall’incredibile ritrovamento fatto da un robot all’interno del sarcofago che ricopre il nocciolo della tristemente nota centrale nucleare di Chernobyl.

Fino al 1817 i funghi erano considerati piante, poi “promossi a “regno” prima da Nees e poi da Whittaker, con i criteri attualmente considerati, nel 1968. Ne esistono più di 100.000 specie e grazie alla loro capacità di produrre una gamma enorme di molecole naturali come antimicrobici e altro, molte specie sono da tempo state utilizzate, o sono in fase di sviluppo industriale, per la produzione in campo farmaceutico, di antibiotici, vitamine e antitumorali o per abbassare il colesterolo. Oltre naturalmente all’uso alimentare che tutti, al netto dei gusti personali, conoscono.

Ma la novità è un'altra. A Chernobyl, il robot riuscì a portare indietro dei campioni di un fungo, di colore nero e ricco di melanina, che cresceva sulle pareti di cemento. Un luogo nel quale tutto ci si sarebbei apettato tranne di trovare una qualsiasi forma di vita come noi la conosciamo. Casadevall spiega: “Trovai la notizia estremamente interessante ed iniziai a discutere con i colleghi su come questi funghi potessero utilizzare le radiazioni come fonte di energia”. Da qul momento i ricercatori iniziarono una serie di esperimenti su diversi tipi di funghi. In particolare ne furono utilizzati due tipi: uno indotto a produrre melanina (Crytococcus neoformans) e l’altro che già in natura la conteneva (Wangiella dermatitidis).

Entrambi i campioni furono esposti a dosi di radiazioni ionizzanti 500 volte superiori a quella della radiazione di fondo. La risposta dei campioni fu sconvolgente: entrambi crebbero in maniera estremamente più veloce che se fossero stati esposti alla radiazione di fondo. “Esattamente come le piante utilizzano la clorofilla per convertire la luce del sole in energia chimica, questi particolari funghi utilizzano la melanina e una differente porzione dello spettro elettromagnetico – le radiazioni ionizzanti appunto – per raggiungere lo stesso scopo” spiega la Dottoressa Ekaterina Dadachova.

Successivi esperimenti hanno evidenziato come le radiazioni interagiscono con la melanina alterandone la “struttura elettronica”. Cosa estremamente interessante è che la melanina contenuta nei funghi è la stessa melanina contenuta nella nostra pelle e questo, come spiega Casadevall, “lascia pensare che la melanina potrebbe provvedere al fabbisogno energetico delle cellule epidermiche”. La Dadachova, inoltre, pensa ad un possibile “utilizzo dei funghi “radiofagi” come nutrimento per gli astronauti impegnati in lunghi viaggi spaziali o, perché no, nella colonizzazione di altri pianeti”. E buon appetito!

Andrea Pallini

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