La diffusione delle malattie è favorita dagli aerei

Rotte Aerei

Le più recenti epidemie virali e batteriche, come ad esempio la SARS nel 2003 o l'influenza A sottotipo H1N1 nel 2009 hanno fatto registrare, specie nell’area statunitense, un ritmo e un’ampiezza di diffusione molto maggiore rispetto ai dati rilevati in precedenza in situazioni analoghe. In molti hanno formulato l’ipotesi che l’incremento nella rapidità e nello spettro di diffusione fosse legato al sempre più frequente utilizzo dell’aereo come mezzo di trasporto, il che facilita il contagio, anche a grande distanza.

La ricerca condotta dal dipartimento di ingegneria civile e ambientale del Massachusetts Institute of Technology (MIT) conferma tale teoria, offrendo un modello che consente di spiegare con precisione il fenomeno, fornendo previsioni accurate.

L’obiettivo principale della ricerca è infatti quello di determinare in che misura i 40 principali aeroporti degli Stati Uniti, con i loro numerosi voli in decollo e in atterraggio, influenzano la diffusione di una malattia contagiosa. A differenza dei modelli esistenti, il nuovo modello proposto dal MIT tiene conto delle variazioni negli schemi di viaggio, delle posizioni geografiche degli aeroporti, della sostanziale asimmetria nelle interazioni tra i diversi aeroporti e dei tempi di attesa. Le previsioni riguardo la diffusione di un agente patogeno attraverso tale canale sono quindi molto più accurate e affidabili.

L’ottica in cui il progetto di ricerca è stato proposto e sviluppato però non è puramente analitica. L’utilizzo del nuovo modello infatti potrebbe, in prospettiva, contribuire a determinare in modo più efficace la natura delle misure necessarie per contenere l'infezione in specifiche aree geografiche e conseguentemente supportare il processo decisionale, ad esempio per quanto riguarda la somministrazione di eventuali medicinali o vaccinazioni, rispettivamente in una fase successiva o precedente al contagio.

Damiano Verda

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