C'è un legame tra il cervello umano e quello dei vermi

acorn

È proprio così, perché una nuova scoperta biologica ha dimostrato un singolare quanto inaspettato link tra il cervello degli umani e quello dei vermi. La notizia, che al di là delle comprensibili reazioni “a caldo” potrebbe aprire nuovi orizzonti nello studio dell’evoluzione dei vertebrati, arriva dalla Hopkins Marine Station dell’Università di Standford in collaborazione con l’Università di Chicago (Usa). In particolare i ricercatori, guidati da Chris Lowe e Ari Pani, hanno individuato in un verme di mare, il Saccoglossus Kowalevskii, un meccanismo genetico ritenuto finora ad esclusivo appannaggio dei vertebrati.

Finora si era sempre ritenuto che lo sviluppo del cervello dei vertebrati, dallo stato di embrione fino all’individuo formato, passasse per alcune tappe tipiche ed esclusive di questa parte del regno animale, tanto che i vermi erano ritenuti distanti evolutivamente dai vertebrati 500 milioni di anni. Invece tutto da rifare, o meglio, da riconsiderare, perché la scoperta di alcune di queste tappe nel Saccoglossus Kowalevskii ha portato i biologi a ritenere l’esistenza di un comune progenitore, ancora sconosciuto.

Oltre a somiglianze anatomiche, i ricercatori sono riusciti anche ad individuare analoghi segnali molecolari fra tre centri cerebrali. Pertanto, al di là della morfologia, sembra proprio che alcuni meccanismi di funzionamento non siano poi così diversi, rendendo i vertebrati, tra i quali noi umani stessi, non così lontani dai vermi. Forse uno shock, ma la verità.

Questi risultati ci dimostrano come gli animali attualmente sulla Terra siano solo la punta dei rami dell’albero evolutivo –ha commentato Lowe- e che quando stiamo cercando evidenze su come erano o funzionavano dei comuni progenitori dobbiamo guardare tutti i rami per trovare gli indizi corretti”.

Un procedimento a ritroso, dunque, che deve essere necessariamente compiuto onde evitare di arrivare a conclusioni errate. Un po’ come quando vogliamo trovare l’intersezione tra due strade apparentemente lontane: non dobbiamo limitarci ad osservare la loro distanza in due punti centrali della cartina, ma proseguire indietro fino a trovare l’origine comune.

Il lavoro è stato pubblicato su Nature.

Roberta De Carolis

NextMe.it

ultime

+ lette

NextMe.it è un supplemento di greenMe.it Testata Giornalistica reg. Trib. Roma, n° 77/2009 del 26/02/2009 - p.iva 09152791001 - © Copyright 2009-2012