Cosa non possono mangiare gli astronauti ?

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La dieta di un astronauta è seguita da nutrizionisti che verificano che i cibi contengano la giusta quantità di vitamine e proteine. La scelta dei cibi è varia: frutta secca o disidratata, arachidi, dolci, biscotti, carne, caffè e succhi di frutta. Tutto viene preparato a terra, disidratato e conservato in sacchetti di plastica. Insomma, niente pillole salva-fame, niente barrette spaziali ma cibi resi appetibili nella forma e nel sapore. Non tutti gli alimenti, però, possono salire a bordo.

Lo sa bene Vickie Kloeris del Johnson Space Center della Nasa, che per 23 anni ha sfidato con le sue ricette la gravità. Kloeris ha elencato le dieci pietanze che non hanno avuto fortuna sulla luna.

I gelati liofilizzati: palline di gelato essiccato comparse per la prima e ultima volta sull’Apollo 7 nel 1968, ed ora in vendita nei negozi di souvenir spaziali sotto il nome di "gelato dell’astronauta".

I Crackers, tanto gustosi e friabili quanto pericolosi. Le loro briciole non solo inquinano l’aria che a bordo dei veicoli spaziali viene riciclata attraverso dei filtri, ma si infilano nelle attrezzature. La prima regola da seguire nel preparare il cibo per gli astronauti è nulla che possa sbriciolarsi.

Infatti tra gli alimenti messi al bando troviamo anche le patatine, sebbene sostiene Kloeris, non è raro che gli astronauti nascondano tubi di pringles fra i propri bagagli, ed il pane. Ammesse solo le tortillas poiché permettono di trasformare un qualsiasi cibo in panino, non si sbriciolano né ammuffiscono come il pane.

Gli alimenti racchiusi in tubi e cubi, poco appetibili! I primi viaggi nello spazio sono stati gloriosi ma non certo per il cibo. I menù degli astronauti non avevano un aspetto rassicurante. All'inizio delle missioni Apollo, gli unici alimenti disponibili erano pappine di mele e carote, pollo liquefatto, prosciutto, carne di manzo e tonno che si presentavano in forma liquida in dei cilindri. Dopo i tubi, sono arrivati gli altrettanti inappetibili cubi. "Hanno compresso e ridotto in quadratini di pochi centimetri, ricoperti di amido, di tutto, cereali, biscotti e cracker” continua Kloeris .

La pizza che in orbita si traduce in qualcosa di umido e gommoso che neanche i palati spaziali riescono ad assaporare.

Il cheesecake, che nonostante gli sforzi del team di Kloeris che ha cercato di perfezionare la ricetta, non sopravvive al processo di "sterilizzazione" e si trasforma in una poltiglia gommosa e di colore marrone.

Le bevande gassate. Le prime lattine di coca-cola e di pepsi hanno volato nello spazio negli anni ‘80, ma gli astronauti hanno imparato a loro spese che le bollicine in assenza di gravità sono difficili da mandare giù.

Il pesce, un esperimento maleodorante. Nello spazio il senso dell'olfatto si attutisce ma in un'atmosfera senza gravità, dove circola solo aria filtrata e riciclata, gli odori possono essere molto forti.

Al bando, quindi, anche i Cavoletti di Bruxelles, alimento poco amato anche nella nostra atmosfera.

Ma mangiare bene in orbita si può. Lo ha dimostrato l’esperimento MeDiet messo a punto per la missione Delta, nell’aprile del 2004, dal Centro per le applicazioni spaziali dell’Università di Firenze. Cinque alimenti tipici di una dieta mediterranea, pomodori essiccati, del pecorino, della piadina, pesche e cioccolato, disposti in un vassoio ergonomico di alluminio e tagliati a fette. Conditi con un olio la cui viscosità era sufficiente a mantenere “nel piatto” la porzione non prelevata con la forchetta che ha evitato anche il gravitare dei bocconi nella navicella.

Gerarda Lomonaco

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