#Interstellar: come costruire un buco nero (al cinema)

buco nero interstellar

In arrivo al cinema il 5 novembre il film Interstellar. Kip Thorne, uno dei più celebri fisici teorici del mondo, ha lavorato con il regista Christopher Nolan per garantire sul grande schermo una ricostruzione dei buchi neri quantomai spettacolare. E, questo, non è solo un altro film sullo spazio. Attraverso di esso, infatti, si ritrae un prossimo futuro, spaventosamente realistico. Tanto che idee folli e stravaganti, come il viaggio nel tempo o attraverso i buchi neri, sembrano divenire reali.

Croce e delizia di astrofisici e scienziati. È il buco nero, in teoria una vecchia stella che, invece di dissolversi o esplodere al termine della propria esistenza, si trasforma in questa formazione singolare ed enigmatica. Ma cosa unisce il buco nero al fai da te, in questo caso cinematografico? Semplicemente la possibilità di simularlo, di ricostruirne le caratteristiche. È l'idea bizzarra del matematico Kip Thorne, il quale ha guidato la creazione di questo effetto visivo affascinante.

Il progetto è il risultato del lavoro di un team di 30 persone e l'uso di migliaia di computer. E, con l'aiuto di stelle, questa volta del cinema, come Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Bill Irwin, Casey Affleck e John Lithgow, questa simulazione diventa”reale”. A contribuire alla messa in scena del buco nero “terrestre”, anche Christopher Nolan, noto creatore di immagini per il cinema e diversi altri settori.

L'esperimento risale allo scorso 2013, quando Thorne e Nolan approfondiscono il tema sulla deformazione dell'universo. Argomento strettamente connesso a quello dei buchi neri. E da qui ha inizio la storia. Dopo che l'umanità rischia l'estinzione, un ex astronauta, interpretato da McConaughey, viene reclutato per un ultimo, disperato tentativo di raggiungere altri sistemi stellari sui quali gli esseri umani hanno ancora qualche possibilità di sopravvivere. Ma come raggiungere queste mete così distanti dal pianeta Terra?

interstellar buconero

Thorne suggerisce di utilizzare il buco nero come “mezzo di trasporto” spaziale nell'universo, in grado di collegare punti distanti e con dimensioni inimmaginabili. Nasce così la storia di Interstellar, che introduce lo spettatore al tema della dilatazione del tempo. Per far si che il protagonista raggiunga il suo obiettivo, viene appositamente costruito un realistico buco nero. “È molto facile cadere nella trappola di infrangere le regole della realtà", osserva uno dei creatori del film. "E queste regole sono in realtà abbastanza rigorose". Per questo, pare che la veridicità del buco nero nasca proprio da equazioni reali tradotte da software in effetti speciali che per niente tradiscono la fisica.

Il risultato cinematografico è straordinario. In pratica, si tratta di una sfera di cristallo che riflette l'universo, un buco sferico nello spazio-tempo. "La fantascienza vuole sempre vestire le cose, visto che non è mai soddisfatta del solito universo". Tra gli effetti speciali utilizzati, la tecnica del ray tracing che riproduce l'oscurità, o meglio, la totale assenza di luce, nelle immagini. Eppure, nonostante i numerosi studi a riguardo, nessuno sa con certezza come possa apparire un buco nero. Tutto frutto di teorie ed esperimenti per rendere sullo schermo quello che dimora nell'immaginario degli scienziati.