Il free climbing piu' spericolato del mondo: l'impresa storica condivisa sui social (FOTO e VIDEO)

scalata yosemite

Sfidare una parete rocciosa a mani nude. È quanto accade allo Yosemite National Park dove, sbirciando con un binocolo, decine di turisti e curiosi possono assistere all'impresa dei due intrepidi scalatori. Tommy Caldwell e Kevin Jorgeson, i due rocciatori, stanno cercando di completare quella che è comunemente considerata la più difficile arrampicata a mano libera. Finora mai tentata.

L'impresa ha luogo sulla parete Dawn di El Capitan, che svetta fino a 900 metri sopra la Yosemite Valley. Una riuscita, quella relativa alle prime fasi, salutata con queste parole: "Un passo più vicino", affidate da Caldwell sul profilo Facebook dedicato a questa avventura.

Avventura definita come "la salita del secolo", poiché mirata a sfidare uno dei luoghi più inaccessibili all'uomo. Impresa che ha avuto inizio il 27 dicembre scorso dalla Yosemite Valley. E accompagnata dalle temperature rigide dell'inverno. Inoltre, le difficoltà tecniche non sono state lasciate al caso. Alcuni tratti della parete sono più lunghi di altri ed alcuni anche più difficili. E, negli ultimi giorni, i due scalatori hanno “incontrato” persino enormi blocchi di ghiaccio, precipitati pericolosamente proprio vicino ai due.

"Ci sono aspetti negativi nel cercare di liberare El Cap nel bel mezzo dell'inverno”, commentano Caldwell e Jorgeson sul loro blog. “Ghiaccio che cade, tempeste incombenti, vento gelido, dita dei piedi intorpidite. Ma ci sono anche degli aspetti positivi. Abbiamo il miglior pezzo di roccia del mondo tutto per noi. Le prese, taglienti come rasoi, sembrano molto più grandi (quando le possiamo sentire) e viviamo in un frigorifero, quindi il cibo rimane fresco!".

La salita è parte di un progetto che ha alle spalle più di sei anni di lavoro. Gli scalatori hanno lavorato sulla scalata dividendola in sezioni. Ma questa è la prima volta che la coppia tenta la salita in un'unica battuta dal fondovalle. Ed hanno scalato soprattutto di notte, perché le temperature più fredde aiutano la gomma delle scarpe a fare più presa; al contrario, quelle più calde fanno sudare i palmi delle mani, provocando instabilità e minore possibilità di appiglio.