Kinect: quali sono gli effetti collaterali di questi dispositivi?

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Il Kinect di Microsoft è l’ultimo esempio della tecnologia che potenzialmente può utilizzare un display montato su un elmetto/casco per immergere il videogiocatore in un mondo virtuale 3D. Il sistema utilizza i sensori ed il software per rilevare i movimenti del corpo e li trasferisce nell’ambiente di gioco.

Ma tale dispositivo potrebbe avere conseguenze negative per la salute? Il rischio che il Kinect provochi chinetosi (un disturbo che alcuni provano in seguito a spostamenti ritmici o irregolari del corpo) sembra essere basso. “Ciò che un tempo era limitato alla ricerca militare e high-tech, in cui gli utenti erano controllati e monitorati sulle eventuali reazioni negative, adesso è disponibile anche al pubblico”, ha affermato Muth, director del Clemson Human Factors Institute.

Non parliamo – ha spiegato Muth - di utenti accuratamente selezionati, come piloti o astronauti. Chiunque, con poche centinaia di dollari da spendere, può utilizzare queste tecnologie, e la diffusione crescerà. L’aspetto negativo è che le persone sensibili ai disturbi visivi e alla chinetosi avranno sintomi come nausea e altri disturbi collegati. C’è bisogno di molta più ricerca sugli effetti collaterali”.

La ricerca di Muth si focalizza sui display montati sui caschi che vengono usati nella tecnologia degli ambienti virtuali. Prima di andare alla Clemson 11 anni fa, Muth ha passato 3 anni nella Marina come psicologo sperimentale aerospaziale, lavorando su monitor indossabili e sistemi di tracking per migliorare l’addestramento militare e per monitorare i soldati, i marinai ed i marines durante i combattimenti. Adesso Muth utilizza i display montati sugli elmetti per studiare la chinetosi, la nausea ed altri disturbi dell’apparato digerente superiore, il settore dei suoi studi universitari alla Pennsylvania State University agli ordini di Robert Stern, un pioniere del 'biofeedback'.

Generalmente – ha spiegato Muth - quando le persone sono esposte in laboratorio agli stimoli di un display montato su un elmetto, ciò consiste nel collegamento dei movimenti della testa del soggetto ai cambi di prospettiva nell’ambiente virtuale. La risposta è complicata, non è solo un adeguamento percettivo. Anni fa le ricerche mostrarono che il cervello può resettare una vista dell’ambiente sottosopra, rimettendola dal lato giusto. Immagini che cambiano continuamente costituiscono un grande compito per il cervello, che deve affrontare il ‘lag’, il tempo che il sistema informatico impiega per aggiornarsi e mostrare le immagini corrispondenti ai movimenti della testa dell’utente. Ciò potrebbe essere una variabile legata alla chinetosi ed altri sintomi connessi ai dispositivi montati sugli elmetti”.

Muth e gli altri ricercatori dello Human Factors Institute stanno cercando di perfezionare il modo in cui le persone interagiscono con la tecnologia ed i dispositivi. “Gli apparecchi montati sugli elmetti li troveremo ovunque, appena i videogiocatori ed il pubblico verranno catturati dalla realtà virtuale”, prevede Muth. “Abbiamo già visto la popolarità dei film in 3D, e la televisione in 3D sta entrando nei nostri soggiorni. Dobbiamo conoscere meglio gli effetti collaterali e come affrontarli. Io non permetterei ai miei figli di utilizzare questa tecnologia prima di aver controllato la sensibilità ai suoi aspetti negativi e, anche nel caso in cui glielo permettessi, limiterei e controllerei i loro accessi al mondo virtuale”.

Antonino Neri

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