Premio Balzan 2010, la bioetica di Shinya Yamanaka

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Carlo Ginzburg, Manfred Brauneck, Jacob Palis, Shinya Yamanaka. Non sono solo quattro nomi, ma i quattro vincitori del Premio Balzan 2010 che il 19 novembre riceveranno le congratulazioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. A loro andrà un compenso di un milione di franchi svizzeri (circa 760 mila euro) per ciascuna delle quattro materie in cui hanno dato il meglio.

Al primo, Carlo Ginzburg, professore ordinario di Storia delle culture europee alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è stato riconosciuto il merito per la storia europea (1400-1700). Al secondo, Manfred Brauneck (Germania, Universita' di Amburgo), per la storia del teatro in tutte le sue forme espressive. Al terzo, Jacob Palis (Brasile, Instituto de Matemática Pura e Aplicada), per la matematica (pura o applicata). Al quarto infine, Shinya Yamanaka (Giappone/Usa, Institute for Integrated Cell-Material Sciences at Kyoto University), per la biologia e le potenziali applicazioni delle cellule staminali.

Ed è forse quest'ultimo, giovane scienziato giapponese e biologo per caso (inizialmente era un ortopedico, ndr), ad aver conseguito l'omaggio più imponente. Di quelli che stanno al centro del dibattito da sempre in una prospettiva bioetica all'enesima potenza. Si tratta della sua vecchia idea, presentata nel 2006 e concretizzata in soli quattro anni: non usare embrioni umani per costruire cellule staminali e riparare così i tessuti, ma ricominciare dal principio.

Ovvero da quelle adulte, riprogrammarle, modificarle in modo da farle tornare indietro nel tempo e "ringiovanirle fino al punto in cui siano assolutamente comparabili a quelle embrionali". Perciò cellule capaci di trasformarsi in qualsiasi altro tipo di cellula umana.

"Ero un assistente universitario di farmacologia e lavoravo a un progetto in cui si utilizzavano anche cellule embrionali – ha raccontato Yamanaka al New York Times in una lunga intervista, nel 2007 – Un giorno un mio amico che lavorava in un clinica di procreazione assistita mi invitò a visitarla, e mi fece guardare al microscopio un embrione. Quella vista cambiò la mia carriera scientifica. Quando vidi l’embrione, improvvisamente realizzai che c’era una piccolissima differenza tra quello e le mie due figlie. E pensai che ci doveva essere un’altra strada".

Ed oggi pare che quella strada sia stata intrapresa. Pare che abbia cambiato in parte il volto della scienza e della medicina. E pare, con il Balzan 2010, che anche l'Italia abbia cominciato a percorrerla.

Augusto Rubei

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