Il virtuale ci restituisce un Fabrizio de Andrè più vero che mai

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Più che in altre occasioni, ci si rende forse conto del valore delle moderne tecnologie quando queste riescono a creare, o a rafforzare, un legame con quanto già accaduto. Ed ancora di più le si apprezza se il passato riconquistato si rivela, anche grazie ai nuovi supporti, più vivo ed attuale che mai.

È in questo reciproco scambio tra vecchio e nuovo, tra memoria ed immaginazione che si sviluppa il percorso multimediale e interattivo “Fabrizio De André. La mostra” (ideato da Studio Azzurro, uno dei più importanti gruppi di videoarte in campo internazionale), che NextMe ha avuto la possibilità di apprezzare negli spazi espositivi del Museo dell’Ara Pacis di Roma.

Nel 70° anniversario della sua nascita, anche Roma rende dunque omaggio (dopo Genova e Nuoro) a Fabrizio De André, raccontando la vita, la musica, le passioni che lo hanno reso un interprete unico ed universale, anticipatore dei mutamenti e delle trasformazioni della contemporaneità.

Attraverso una narrazione virtuale e multimediale viene infatti proposta al pubblico un’esperienza emozionale dove il racconto e la sua rappresentazione (visiva, testuale e musicale) si offrono dense di suggestioni.

Il percorso si sviluppa in uno spazio composto da 5 ambienti. Al loro interno, un itinerario interattivo racconta anzitutto la produzione discografica del cantautore, grazie alle riproduzioni delle copertine dei suoi album. Posizionando infatti queste ultime su appositi tavoli multimediali, vengono attivate una serie di proiezioni attraverso le quali il visitatore potrà rivedere Fabrizio, i suoi amici ed i suoi collaboratori, che con i loro contributi racconteranno il periodo storico e il clima sociale in cui quel disco è stato prodotto.

Nel percorso è inoltre possibile “incontrare” fino a trentuno personaggi delle canzoni dell’artista genovese: “Piero”, “Marinella”, “Bocca di rosa”, “il pescatore”. Con un gioco immaginativo che anche in questa sala viene allargato ai visitatori, sarà infatti possibile assemblare foto, video, grafiche, fino a ricreare un montaggio-collage di tali personaggi avvalendosi di materiali già predisposti o inserendone di nuovi (grazie ad un’interfaccia progettata ad hoc).

Il percorso per immagini e suoni si concede anche delle pause più riflessive e didascaliche, nelle sale dedicate alla vita del cantautore. Qui le esposizioni avveniristiche cedono il posto a componenti più tradizionali, come i contributi video presenti nell’archivio della Rai (presentati per la prima volta in versione integrale, con molti inediti), le vecchie e nuove stampe fotografiche, le teche che raccolgono una significativa selezione delle tracce di una vita (dai primi bigliettini scritti alla madre Luisa a una biografia di Fabrizio stilata a mano dalla stessa, ad alcuni libri e agende disseminati di appunti di lavoro e di citazioni annotate).

Visitabile fino al prossimo 30 maggio, “Fabrizio De André. La mostra” rappresenta, più che un’esposizione, un ipertesto, composto da suggestioni visive e sonore che, in armonia con le possibilità di interazione e di partecipazione offerte dalle nuove tecnologie, invitano il visitatore ad essere attivo, a scegliere personalmente i supporti dei quali avvalersi e ad interrogarli, personalizzando il proprio percorso e scegliendo autonomamente quale immagine di “Faber” sviluppare per sé, in relazione con il proprio vissuto.

Una preziosa occasione, dunque, per consentire ai visitatori di avviare dei processi di lettura dell’artista decisamente più preziosi, rispetto a quelli riconducibili a racconti offerti invece in modo finito e risolutivo. Processi di lettura che, oltretutto, risultano di grande interesse anche perché permettono, agli stessi visitatori, di familiarizzare proprio con quelli che diventeranno - prima di quanto ci si aspetti - i nuovi linguaggi per rapportarsi con la realtà del domani.

Alberto Marangio

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